Vantaggi e svantaggi della plastica

01/21 • 4 min • Copia link

C’erano una volta un chimico inglese ed un tipografo americano.

Il primo, Alexander Parkes, si presentò all’International Exhibition di Londra del 1862, nel bel mezzo della Seconda Rivoluzione Industriale. Con sé aveva dei minuscoli oggetti creati da una sostanza a base di nitrato di cellulosa lavorata a pressione, che successivamente prese il nome di Parkesina (dal suo creatore), più comunemente conosciuta come xylonite.

Il secondo invece, John Wesley Wyatt 8 anni dopo partecipò ad un concorso che prevedeva un premio di 10mila dollari a chiunque fosse stato in grado di proporre una valida alternativa all’avorio per il rivestimento delle palle da biliardo. La sua celluloide, ottenuta casualmente dalla miscela di cellulosa (derivato del glucosio) e canfora (una sostanza cerosa, bianca o trasparente con un forte odore aromatico, che si trova in parecchi vegetali) sbaragliò la concorrenza, ma soprattutto ottenne un grandissimo riscontro a livello industriale.

Questi sono gli albori di un prodotto che ha capovolto la nostra storia: la plastica.

Creare la plastica

La plastica si estrae da composti di carbonio e idrogeno chiamati “monomeri” i quali si ricavano dal petrolio e dal metano. Pensate i monomeri come un insieme di particelle davvero piccolissime che, attraverso processi chimici complessi, si uniscono tra di loro e formano lunghe catene chiamate polimeri. Si crea così la resina sintetica, una pasta molle a cui vengono aggiunti coloranti e altre sostanze che servono a dare le caratteristiche desiderate. Questa pasta viene poi trasformata in granuli e polveri che vengono inviati alle fabbriche per la produzione di oggetti in plastica.

Vantaggi e svantaggi della plastica

Come ogni cosa, anche in questo caso ci sono vantaggi e svantaggi della plastica. I vantaggi di questa creazione chimica sono parecchi. La plastica ha infatti costi minori rispetto al legno e al ferro, è leggera, versatile, resistente, ha un basso consumo energetico ed è riciclabile.

È utilizzata tantissimo nell’industria edile per la sua capacità di resistere alla corrosione. Inoltre, oltre ad essere facile da maneggiare, può essere modellata in qualsiasi forma desiderabile, avere qualsiasi colore o qualsiasi proprietà fisica. Conoscendo queste proprietà non sorprende affatto come la plastica sia diventata parte integrante della nostra società.

Lo svantaggio della plastica è quello di impiegare dai 100 ai 1000 anni per biodegradarsi.

Ha senso differenziare?

Un report del 2018 dell’OCSE afferma che ‘il riciclo della plastica continua ad essere un’attività economicamente marginale’. Si legge che a livello globale la quantità di plastica riciclata corrisponde al 14-18% del totale. Il resto della plastica finisce in inceneritori e termovalorizzatori (24%) oppure è abbandonato nelle discariche o disperso nell’ambiente (58-62%).

In Europa, la plastica riciclata raggiunge il 20% di quella prodotta mentre negli Stati Uniti il 10%.

Il vero problema quindi sembra essere l’inefficienza dei sistemi di riciclo che non riescono a tenere il passo del sistema di produzione. Basti pensare che, secondo Darrin Qualman, la produzione di plastica è schizzata dai 100 milioni di tonnellate annuali nel 1967 agli oltre 400 milioni di tonnellate annuali nel 2017.

Ma c’è di più. Uno studio nell’Università di Newcastle (Australia) ha messo insieme i risultati di 52 ricerche già esistenti sulle stime di ingestione della plastica a livello mondiale, affermando che ogni essere umano ingerisce in media 1.769 particelle di microplastica a settimana solo bevendo acqua. Vale a dire: cinque grammi di microplastiche finiscono nei nostri organismi ogni sette giorni. Un valore che equivale al peso di una carta di credito.

Conclusione

In sintesi, questi dati ci dicono che differenziare e riciclare avrebbe tutto il senso del mondo, soprattutto per la nostra salute personale e quella del nostro pianeta. Lo squilibrio fra plastica prodotta e plastica riciclata e’ un grave problema. Un ultimo dato? Gli studiosi della Ellen McArthur Foundation affermano infatti che in mare nel 2050 ci sarà più plastica che pesci.

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