Sistema di Credito Sociale: Distopia o Utopia?

04/21 • 7 min • Copia link

A breve in Cina, ogni azione compiuta dai suoi 1,4 miliardi di cittadini verrà registrata con un sistema a punti, in un database online, consultabile da tutti. Questo progetto si chiama “Social Credit System” (Sistema di Credito Sociale) e rappresenta un’espansione dei sistemi di credito già esistenti in Europa e nel mondo.

A seconda del punteggio, i cittadini possono essere premiati o puniti. I premi includono il rilascio del visto accelerato, il trattamento preferenziale negli ospedali, o abbassamento delle tasse. Le punizioni invece, comportano una minore velocità di Internet, assunzioni negate, o il totale divieto di volare o di viaggiare su treni veloci. Sebbene il sistema abbia ricevuto un sostegno significativo dai cittadini cinesi, è stato anche criticato dal mondo occidentale venendo paragonato al “Grande Fratello” descritto da Orwell.

Cosa è il Sistema di Credito Sociale e come funziona?

Ti piacerebbe vivere in un mondo dove tutte le tue azioni, sociali ed economiche, fossero registrate su una piattaforma online? Questo è il progetto lanciato nel 2014 dal Partito Comunista Cinese con il “Piano di implementazione”. Il Piano di Implementazione riflette i risultati del 18 ° Congresso del Partito Comunista, che mirava ad ampliare e approfondire le riforme del mercato interno cinese. Il sistema è stato inizialmente presentato come “una componente importante del sistema socialista”. Il fine dichiarato dal Partito Comunista è quello di migliorare l’armonia e la disciplina sociale.

Il Sistema di Credito Sociale (SCS) può quindi essere visto come un matrimonio tra comunismo e capitalismo, e rappresenta l’esperimento sociale più importante del 21 ° secolo. Lo scopo cinese è quello di creare il “buon cittadino”. In questo modo, 1,4 miliardi di persone verranno giudicate e un algoritmo assegnerà un punteggio in base alla situazione finanziaria di un cittadino (o impresa), telecamere di sorveglianza, intelligenza artificiale e big data. Pertanto, si può vedere come un’espansione del sistema di credito già esistente in paesi Europei, Stati Uniti e in Australia. Seppur inizialmente il sistema avrebbe dovuto essere in funzione in tutta la Cina, le differenze tra regioni e la pandemia hanno ritardato il processo.

Fino ad ora, non esiste nessun sistema di credito sociale comprensivo ed esteso a tutta la nazione ma ci sono molteplici progetti sperimentali (pilota) che stanno testando il progetto su scala locale e in alcuni settori dell’economia. Questi progetti possono però fornire un’idea più precisa di come il sistema potrebbe funzionare in futuro. Ad esempio, passare con il semaforo rosso, essere coinvolti in una rissa, copiare durante gli esami, scaricare documenti illegali, partecipare a proteste, o scrivere frasi contro il Partito Comunista sui social media, sono esempi di comportamenti che portano a perdere punti. Anche gli amici e le relazioni contano. Infatti, chi frequenta persone con un punteggio basso, vedrà automaticamente anche i suoi punti abbassarsi. D’altro canto, azioni come, donare il sangue, visitare i genitori, impegnarsi in opere di beneficenza, aiutare i poveri o lodare il governo sui social, sono esempi di come guadagnare punti.

Premiare, Punire o Normalizzare?

Ad un determinato punteggio corrispondono premi o punizioni. I premi includono una riduzione dei pagamenti delle tasse, assistenza sanitaria più rapida e sconti sugli hotel, per citarne alcuni. Le punizioni prevedono, ad esempio, velocità di Internet più lente; accesso limitato a ristoranti o la rimozione del diritto di viaggiare all’estero. Coloro che hanno un punteggio basso e finiscono sulla “lista nera” possono essere anche derisi pubblicamente (Grote e Bonomi, 2018). La cosa più problematica, è che il punteggio di un cittadino influisce anche sui diritti dei suoi figli. Ad esempio, cittadini con un punteggio basso, non potranno iscrivere i loro figli a scuole private. Tutti questi dati si sommano con la finalità di creare il “buon cittadino”. Pertanto, la funzione principale del SCS non risiede nel premiare o nel punire, ma nella normalizzazione dei cittadini per raggiungere un sistema dove vige l’armonia e l’interesse comune, pilastri della filosofia asiatica.

Negli ultimi mesi la pandemia (SARS-CoV-2) ha portato il governo cinese a modificare alcuni parametri nell’algoritmo che regola il Sistema di Credito Sociale (Chipman, 2020). Queste disposizioni speciali sono adattate alle circostanze dell’epidemia di coronavirus. Il governo cinese ha istituito alcune agevolazioni per privati ​​e aziende che sono stati colpiti dal coronavirus. Ad esempio, alcune aziende, così come i privati, sono esentate dal pagamento delle tasse senza perdere punti, a causa della crisi economica seguita allo scoppio della pandemia. Inoltre, mentre gli esperimenti di tracciamento non hanno funzionato in Europa, lo stesso non si può dire in Cina dove il sistema di tracciamento è stato incorporato dal sistema di credito sociale, già operativo sui dispositivi dalla maggior parte dei cittadini.

Implicazioni sui Diritti Umani e Giustificazioni

Con l’avvento delle nuove tecnologie, pur dando priorità allo sviluppo economico, la Cina si sta muovendo verso l’essere uno stato di sorveglianza a spese dei diritti umani. Il SCS rappresenta uno degli strumenti utilizzati nei casi di questioni di estrema sicurezza come la lotta al terrorismo, per la prevenzione dei crimini, o per la tutela della sicurezza nazionale. Il problema principale del SCS è che, nessuno, se non pochi eletti, sono a conoscenza di come l’algoritmo che determina il punteggio, funzioni.

Quando si parla di sorveglianza, è naturale prendere in considerazione il diritto alla privacy. L’articolo 12 della Dichiarazione Universali dei Diritti Umani (UDHR) recita: “Nessuno deve essere soggetto a interferenze arbitrarie con la sua privacy, famiglia, casa o corrispondenza, né ad attacchi al suo onore e alla sua reputazione”. L’occidente accusa Pechino di violare il diritto alla privacy dei suoi cittadini. Tuttavia, il Partito Comunista Cinese respinge questa critica affermando che misure specifiche non violano il diritto alla privacy ma garantiscono la sicurezza e lo sviluppo nazionale. Inoltre, il governo cinese rivendica anche lo scandalo successo con Cambridge Analytica sostenendo che le accuse dell’Occidente contro il SCS sono ipocrite.

La seconda critica contro il SCS riguarda la libertà di movimento. L’articolo 13 (UDHR) recita: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e residenza entro i confini di ogni Stato. Ognuno ha il diritto di lasciare qualsiasi Paese, compreso il proprio, e di tornare nel proprio Paese”. Secondo una ricerca recente, nel corso del 2018 a 12 milioni di persone cinesi è stato vietato il volo. Inoltre, a 4,25 milioni è stato vietato l’uso di un treno ad alta velocità (Teoh, 2015). Tuttavia, nella società cinese i diritti vengono con i doveri sociali. Pertanto, il governo cinese afferma di rispettare la libertà di circolazione solo se i cittadini si comportano di conseguenza. È chiaro che il giudizio è arbitrario e quindi non è compatibile con gli standard internazionali sui diritti umani. Lo stesso ragionamento si può applicare per la libertà di opinione e di espressione.

Universalità dei Diritti Umani?

Passato in secondo a causa della pandemia, il Sistema di Credito Sociale si è silenziosamente instaurato in Cina ma pian piano, sempre più persone si stanno interrogando sulle possibili conseguenze. Secondo le autorità cinesi, il SCS contribuirà a ridurre l’interferenza del governo negli affari economici, a promuovere la concorrenza e l’allocazione efficiente delle risorse. Tre sono le ragioni principali alla base dell’adozione del Sistema di Credito Sociale. In primo luogo, il SCS aumenterebbe la trasparenza, la responsabilità e migliorerà l’amministrazione legale. Il secondo, riguarda il fatto che il sistema mira ad ottenere dati più attendibili sul merito creditizio di imprese e privati. In terzo luogo, il SCS mira a promuovere l’apertura del mercato e la cooperazione internazionale.

La Cina dichiara inoltre di avare valori diversi da quelli occidentali, chiamati “valori asiatici”. Al centro della narrazione asiatica c’è la negazione dell’universalità dei diritti umani a favore del relativismo culturale. Uno dei motivi per cui l’argomento del relativismo culturale è sottolineato dal Partito Comunista risiede nelle radici storiche cinesi, il confucianesimo e il legalismo. La negazione dell’universalità dei diritti umani si basa sull’idea del relativismo morale (culturale). I relativisti culturali affermano che i diritti umani emergono in modo diverso in base a diverse condizioni sociali, economiche, culturali e politiche. Alla base dell’idea di valori asiatici, c’è l’idea che in Oriente ciò che è prezioso è il consenso, l’accordo, l’unità, l’armonia e l’equilibrio. Le società asiatiche non sono centrate sull’individuo ma sulla famiglia e sui benefici della collettività. Criticano i valori dell’Occidente come l’individualismo e le libertà individuali, descritti come egoisti.

Si può quindi concludere che, il Sistema di Credito Sociale rifletta perfettamente la dicotomia tra l’Occidente e l’Oriente.

di

Contribuisci

Non sei d'accordo con quanto scritto o vuoi aggiungere qualcosa? Puoi contribuire all'approfondimento inviando all'autore un commento all'articolo. L'autore si impegnerà a risponderti e, eventualmente, a integrare l'articolo sulla base delle tue segnalazioni.

Cliccando su "Invia" dichiaro di aver letto l'informativa privacy e acconsento alla memorizzazione dei miei dati nel vostro archivio secondo quanto stabilito dal regolamento europeo per la protezione dei dati personali n. 679/2016, GDPR.