Qual è il futuro del giornalismo?

05/20 • 7 min • Copia link

Il mondo sta cambiando. Il giornalismo è in crisi e nuovi canali di informazione nascono tutti i giorni. Come ci si informa oggi? Cosa ci aspetta in futuro? Quello che stai per leggere è uno di una serie di approfondimenti dedicati al mondo dell’informazione:

Come hanno influito tutte le problematiche di cui abbiamo parlato, sulla percezione dei lettori nei confronti dei giornalisti? Il giornalismo ha un futuro?

Perdita di fiducia

Durante una ricerca fatta da Ipsos MORI in Gran Bretagna, è stato chiesto ai cittadini di quale esperto si fidino di più. Dai dati raccolti è risultato che le persone non si fidano di politici, agenti immobiliari e giornalisti. Invece, in cima agli “esperti” di cui si fidano maggiormente ci sono scienziati e parrucchieri. È evidente, quindi, che uno dei problemi del giornalismo d’oggi è la percezione che hanno di loro i lettori. I cittadini si informano sempre meno sui giornali.

Ogni volta che un individuo vuole conoscere ciò che gli accade intorno, deve compiere un atto di fede. La persona deve avere fiducia nel professionista che gli fornisce delle informazioni. Quando un giornalista occulta una notizia o la diffonde in maniera scorretta, viene meno a quel tacito accordo tra il lettore e colui che ha la responsabilità di informarlo. La credibilità è un principio fondamentale e imprescindibile nel lavoro giornalistico. Una volta che questa viene meno, il lavoro del professionista diventa privo di senso.

Il giornalismo d’élite

Durante la sua campagna elettorale, Donald Trump ha accusato CNN, NYT, NBC, ABC, e NBC, di essere i veri propagatori di fake news. Nel tweet di accusa, non solo ha dichiarato che quei mezzi di comunicazione fossero i suoi nemici, ma li ha anche accusati di essere nemici del popolo.

Il The Economist ha pubblicato un articolo in cui ha mostrato quanti giornali fossero a favore dei democratici e quanti a favore dei repubblicani. Durante la disputa elettorale tra Donald Trump e Hillary Clinton, la maggior parte dei giornali ha favorito la Clinton, alcuni hanno espresso la loro preferenza verso un terzo candidato, ma nessuno di questi ha pensato che si sarebbe potuto votare Donald Trump. Eppure, in quelle elezioni fu lui a vincere. Lo stesso è successo in Italia quando, nel 2013, quasi nessun quotidiano auspicava alla vittoria del Movimento 5 Stelle. Eppure divenne il primo partito. Questo fenomeno non è frutto di una pura coincidenza, ma ci mostra che le persone si fidano sempre meno delle opinioni dei giornalisti.

I cittadini stanno prendendo le distanze dall’informazione. Le verità che abbiamo sempre più o meno condiviso, non sono più tali. Una volta si diceva “l’ha detto la televisione”, un’affermazione che portava con sé una certezza assoluta. Oggi sta crescendo un evidente scetticismo nelle menti dei cittadini. I giornali diventano l’élite, soprattutto quando il nostro politico di fiducia li ritiene tali. Le persone cominciano a credere falso tutto ciò che i giornali gli dicono.

Come cambiare la situazione?

Secondo Enrico Mentana, la colpa è dei giornalisti, i quali si mostrano sempre al di sopra di tutto e di tutti. L’informazione deve cominciare a misurarsi con la realtà. I social network sono diventati una platea di discussione, ormai quasi tutte le dichiarazioni dei politici passano da quel mezzo. Ed è proprio in quella platea che si deve giocare ad armi pari, cercando di diffondere la verità, non semplicemente imponendola come tale, ma spiegandola e argomentandola.

L’informazione del futuro dovrà mostrarsi gratuitamente con coloro che hanno idee contrarie. Deve farlo con un linguaggio semplice e comprensibile da tutti, perché è proprio il linguaggio complesso che ti fa entrare a far parte dell’élite.

Cosa accadrà al giornalismo?

Numerosi esperti e giornalisti sono concordi su un aspetto importante: i giornali cartacei scompariranno. È inevitabile a causa di un’evoluzione mediatica che è sempre esistita nella storia. I lettori sono sul web, ed è lì che le redazioni devono spostarsi.

A questo punto dobbiamo affrontare il problema dei finanziamenti. Molti ritengono che le notizie sul web siano impossibili da far pagare. Per ciò che abbiamo detto nel primo articolo di questa serie, la rete è libera per definizione, sarà difficile far pagare ai lettori un abbonamento. A questo punto, ci sono una serie di ipotesi di alternative alla pubblicità.

Ipotesi di business future

Un’ipotesi è quella di cominciare a produrre contenuti appositi per i nuovi social media, o che addirittura saranno i social stessi a investire sul giornalismo per non perdere un pubblico che cerca contenuti di qualità. Questa eventualità è già avvenuta in Cina, dove We Chat ha investito molto sui giornalisti. Un’altra idea, molto gettonata, è che in futuro i governi si assumano la responsabilità di salvare e rafforzare in qualche modo la buona informazione. Questo ad esempio è avvenuto con Obama e Sarkozy, che in passato hanno attuato diversi piani di finanziamento a favore del giornalismo. Inoltre, i giornali potrebbero venir finanziati da donazioni volontarie, richieste ai lettori, o ad associazioni no profit o a sponsor che credono nel giornalismo.

La fine delle piccole redazioni e il giornalismo emergente

Il problema principale è che, mentre le grandi testate giornalistiche possono sopravvivere ancora, le testate cittadine o locali a causa del taglio del personale potrebbero scomparire. Intendiamoci, non è una legge universale, ci sono anche molti esempi di giornali che continuano a funzionare molto bene.

Dobbiamo inoltre considerare un altro aspetto importante, il giornalismo potrebbe essere in declino nel mondo ricco, ma non è quello che sta succedendo nei paesi poveri, dove è in forte espansione. La crescita dei media privati nei paesi in via di sviluppo, ha fatto aumentare anche la domanda di informazione. Per questo motivo, in quei paesi stanno nascendo numerose formazioni giornalistiche. Joe Foote, un professore americano, ha individuato fino a 3000 nuovi corsi in Asia, Africa e America Latina.

Una visione ottimista

Un articolo di La Repubblica presenta un ulteriore punto di vista.

Molti ritengono che una delle conseguenze del nuovo coronavirus sarà la scomparsa del giornalismo, a causa della futura crisi post-epidemia. Il giornalista Riccardo Luna ritiene il contrario. Durante questa epidemia le persone si sono rese conto dell’importanza del vero giornalismo. I lettori hanno ricevuto informazioni da giornalisti che hanno visitato ospedali, cercato di rendere accessibile il linguaggio di scienziati e virologi e così via.

Secondo Riccardo Luna, le persone hanno anche riscoperto l’importanza di pagare per la buona informazione. Proprio in un momento come questo infatti, è essenziale per i cittadini cercare di comprendere qualcosa che è sembrata per molto tempo incomprensibile.

Persone comuni vs professionisti

Molti ritengono che i blogger, gli youtuber, i podcaster, insomma, le persone comuni, non potranno sostituire il giornalismo. Saranno comunque importanti, anche perché in questo periodo il citizen journalism è ancora in grande crescita, ma nessuno sostituirà l’altro, probabilmente collaboreranno.

Giornalismo e democrazia

Il giurista Aldo Loiodice ha parlato, durante un suo studio del 1967, del diritto di informazione in senso giornalistico, come di una precondizione della Carta Costituzionale. La Costituzione Italiana postula la partecipazione del cittadino alla vita democratica. Senza alcun dubbio questa partecipazione può avvenire solo con cittadini informati. Per questo motivo, l’attività giornalistica e le varie ramificazioni della comunicazione possono essere viste come una “precondizione” della società globalizzata contemporanea.

Non si sa come evolverà il giornalismo, ma una cosa è certa, in qualsiasi forma si trasformerà, questo non potrà scomparire. La fine dell’informazione veritiera e leale potrebbe determinare la fine della democrazia come la conosciamo oggi.

Per approfondire

Il mondo sta cambiando. Il giornalismo è in crisi e nuovi canali di informazione nascono tutti i giorni. Come ci si informa oggi? Cosa ci aspetta in futuro? Quello che hai letto è uno di una serie di approfondimenti dedicati al mondo dell’informazione:

di Micaela Asia Foti