Il rapporto tra confucianesimo e coronavirus

07/20 • 6 min • Copia link

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Una “guerra fredda“. Un confronto silenzioso fra liberalismo e confucianesimo, che mette in evidenza le crepe di entrambi i sistemi. L’occidente si contraddistingue per i suoi egoismi nazionali, il modello cinese mostra al mondo il proprio pragmatismo politico, figlio di una dottrina autoritaria confuciana.

Le basi del governo cinese

È nel confucianesimo 儒教, il principale sistema di pensiero della filosofia cinese e una delle maggiori tradizioni religiose, ma anche morali e politiche, della Cina. Nato dall’insegnamento di Confucio per rimediare alla decadenza spirituale in un’epoca di profonda corruzione e di gravi sconvolgimenti politici. È proprio in questo insegnamento che si imprimono i principi etici dell’arte del buon governo e di una saggezza pratica che concerne la qualità delle relazioni sociali.

Il confucianesimo influenzò il modus vivendi e i modelli sociali di valore. Inoltre,offrì un fondamento teorico ad alcune istituzioni politiche radicate in Cina. In seguito si diffuse in Corea, Giappone e Vietnam, diventando un elemento costante nella cultura dell’Asia orientale.

Gli imperatori cinesi da sempre utilizzarono questo pensiero filosofico per giustificare il sistema sociale di tipo gerarchico ed un complesso legislativo autoritario. In particolare si basano sulle riflessioni di Confucio sui cinque rapporti universali: tra principe e suddito, padre e figlio, marito e moglie, fratello maggiore e minore e tra amico e amico.

Un pensiero “troppo” antico?

Tuttavia, nel 1917 la rivista Xin Qingnian (Gioventù Nuova) pubblicò degli articoli che mettevano in discussione la validità della dottrina confuciana, a causa delle nuove esigenze della Cina.

Il “Movimento 4 Maggio” accusò Confucio e il suo pensiero di essere la causa dello stato di arretratezza cinese di quel tempo.

Più tardi però una nuova interpretazione del confucianesimo si fece strada condannando la dottrina reazionaria ormai diffusa e ripristinando il potere della classe dirigente.

Il ruolo del “padre della nazione”

Come tutto ciò che ci circonda, nulla è preciso né perfettamente equilibrato. Dobbiamo dunque capire come affrontare le diverse sfide traendone un risultato positivo, senza dare sentenze ma basandoci su fatti precisi e sulle azioni-reazioni adottate. La prospettiva del suddito resterà quella del suddito, così come il sovrano non sarà mai pronto a rinunciare al proprio “trono”. Questo non preclude però, una possibile capacità analitica o una risposta immediata a favore del proprio popolo. 

In Cina, il governo inteso come “padre della nazione” ha il dovere di intervenire in tutte le questioni che riguardano i cittadini. Al contrario, il popolo è incline ad accettare l’ingerenza dello Stato in virtù del rispetto della gerarchia. Questo rapporto simbiotico fra élite e cittadini di fronte alle difficoltà fa sì che l’individuo sacrifichi la propria individualità per il raggiungimento del bene collettivo. Questo è proprio quello che è accaduto a una delle più grandi potenze mondiali durante la pandemia.

Confucianesimo e coronavirus

Guardiamo alla Cina in questo momento: un paese che sicuramente non risponde ai canoni della democrazia occidentale, con un vissuto di comportamento unfair nel commercio internazionale, da dove si è diffuso il virus, ma che ha dimostrato di riuscire a combatterlo efficacemente.

Un paese che secondo alcuni si sta dimostrando solidale. Un paese i cui valori si ispirano a un confucianesimo figlio di una cultura antica, sintesi di razionalismo laico e consapevolezza etica. Un’amministrazione paternalistica e forse solidale, contrapposta alla democrazia pluralista e all’individualismo, che divide il corpo sociale delle democrazie anglosassoni.

Si tratta di valori che, sotto molti versi, l’isolamento forzato dovuto al periodo di quarantena ci ha fatto riscoprire e (in alcuni casi) apprezzare. Come ricorda Amartya Sen, filosofo ed economista vincitore del premio Nobel, i valori non sono immutabili, ma la loro formazione può avere natura (e influssi) diversi.

Molti si sono chiesti se la cultura confuciana e il suo forte pragmatismo, sia stata superiore durante questo periodo di emergenza. La Cina, oltre ad essere una potenza a livello economico, ha anche un’egemonia maggiore rispetto alla cultura occidentale capitalistica.

Forse lo “spirito del capitalismo” di weberiana memoria va contemperato con alcuni principi dell’etica del confucianesimo. Alcuni di questi principi sono lealtà, empatia, affidabilità, valorizzazione dello studio e della riflessione di lungo periodo. Il virus non può sconfiggere il capitalismo, ma forse le sue conseguenze ne stanno modificando i fondamenti sociali.

Obbedienza o fiducia?

La fiducia riposta nello Stato cinese rende le persone meno riluttanti e più obbedienti che in Europa; una società collettiva, basata sul sacrificio dell’individuo per il beneficio del gruppo, è alla base degli insegnamenti di Confucio.

Tra questi anche il rispetto di qualunque autorità, familiare o statale che sia. Secondo il confucianesimo questo contribuisce a generare armonia e pace tra gli uomini. Questa armonia deve venir preservata affinché non avvengano rivolte che mettano in pericolo l’esistenza dell’autorità stessa.

La pandemia ha messo in luce le debolezze occidentali della capacità di risposta a un evento così imponente, come ha sottolineato il British Medical Journal. Oltre allo sforzo della popolazione si vede lo sforzo organizzativo, scientifico e sociale. L’isolamento domiciliare e il tracciamento dei casi realizzato a Wuhan, hanno portato una progressiva riduzione della trasmissione del virus da persona a persona.

Infrastrutture “ad hoc” (ricordiamo i due ospedale costruiti in dieci giorni), piccoli centri dedicati e strutture riconvertite, un personale sanitario esperto e disponibile. Questi sono solo alcuni degli esempi dell’organizzazione cinese durante l’epidemia.

In occidente vediamo un approccio completamente diverso: lo scetticismo liberale ha portato lo stato a far spazio al rafforzamento privato. Si è visto così una riduzione dell’ingerenza statale. Un esempio lampante è l’Italia, dove nel periodo 2010 -2019 alla sanità sono stati sottratti 37 miliardi di euro in conseguenza a tagli di manovre finanziarie.

Occidente contro oriente

La capacità di lungimiranza ha portato gli stati asiatici ad avvalersi dell’aiuto di virologi ed epidemiologi, oltre che di informatici e specialisti dei big data. D’altra parte nel vocabolario cinese non esiste un termine che equivalga a “sfera privata“. Inoltre, in tutti gli Stati del Sud-Est asiatico non sembra esserci spazio per discorsi critici nei confronti della vigilanza privata per opera dei big data.

Che si tratti di lockdown in Occidente, o sistemi di riconoscimento facciali in Cina, in entrambi i casi la pandemia ha costretto gli stati ad adottare sistemi autoritari. Se il modello occidentale non dovesse funzionare ci si vedrà costretti ad ammettere il successo del modello confuciano. Il rischio potrebbe essere un aumento del numero di partiti favorevoli a una riproposizione dei modelli asiatici anche in Europa.

Oggi, il vecchio modello confuciano può definirsi morto. Tuttavia, alcuni valori come il rispetto per gli anziani, la gerarchia, l’importanza data alla società nel suo insieme, restano vivi, nonostante gli aspetti di grande modernità.

La poca chiarezza sul reale numero di contagiati e le ultime decisioni prese dal governo cinese hanno sicuramente dato modo di guardare alla Cina con un occhio sospetto. Nonostante questo, non vogliamo giudicare,sentenziare o dividere i “buoni” dai “cattivi”. A volte è giusto guardare alle cose con una diversa prospettiva. In questo modo è possibile descrivere come lo sforzo di molti rende un popolo unico, unito ed efficiente. E’ importante informarci e capire, perché lo scopo alla fine è sempre lo stesso, non commettere gli errori del passato.

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