Il nuovo piano della Cina

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Durante la quinta sessione plenaria del XIX Comitato centrale del PCC, Pechino ha messo il sigillo sul 14° piano quinquennale della Cina, che determinerà le politiche del Paese dal 2021 al 2025. Il programma sarà presentato durante la sessione annuale del parlamento all’inizio del 2021.

Perché è importante?

L’emanazione del nuovo programma socio-economico, avrà grande rilevanza per le questioni interne alla Cina. Tuttavia, sarà coinvolta anche il resto della comunità internazionale, visto il sempre più evidente ruolo di leadership assunto da Pechino. Inoltre, i piani quinquennali cinesi indirizzano la vita di quasi 1/5 della popolazione mondiale.

Possiamo parlare dell’estrema efficacia che questo sistema di pianificazione ha da sempre dimostrato nella storia cinese. A cosa dobbiamo tale successo? Va sicuramente riconosciuta la risolutezza con la quale la leadership ha saputo analizzare la situazione concreta. Ha saputo individuare i problemi esistenti e ha formulato le dovute soluzioni. Per raggiungere questo traguardo, ha connesso tra loro le diverse risorse (umane, strumentali e finanziarie) investite per il perseguimento dell’obiettivo finale: migliorare le condizioni di vita delle persone a cui è rivolto.

I piani quinquennali garantiscono inoltre una politica stabile e coerente nel corso del tempo. Al contrario di quello che accade nelle democrazie rappresentative occidentali, dove vengono formulate unicamente politiche a breve termine sulla base delle scadenze elettorali.

Il potere del mercato interno cinese

L’aspetto interessante che emerge dal piano quinquennale della Cina è l’approccio innovativo che sta assumendo nei confronti delle direttive degli organismi internazionali sulle direzioni future. Il suo obiettivo è quello di diventare una vera e propria potenza modernizzata, la prima.

Siamo infatti abituati a pensare alla Cina come un Paese dall’economia orientata alla produzione di beni a basso costo e di qualità inferiore, la cui unica mira è lo sviluppo economico per affermarsi come fabbrica del mondo. Niente di più sbagliato: questo paradigma è stato vero sino agli anni 2007-2008. Successivamente alla crisi finanziaria globale, la Cina ha ribilanciato le scelte di politica industriale puntando sul benessere della popolazione. Per farlo ha favorito una politica economica più equilibrata e sostenibile, alla ricerca di consensi internazionali, oltre che interni.

In particolare il nuovo piano quinquennale propone un radicale cambio di rotta attraverso l’incremento dei consumi interni, che sono il principale fattore di crescita. A dire il vero già da diversi anni la Cina ha iniziato a guardare con attenzione al proprio immenso mercato interno. La pandemia ha semplicemente accelerato il trend. Anzi lo ha reso necessario.

Da cosa dipende questo cambiamento?

Il governo cinese ha capito che i ritmi forsennati di crescita sperimentati dal Paese nei primi anni 2000, non erano sostenibili a lungo. Per questo ha spostato il suo focus economico verso trend considerati più potenti: non più edilizia e produzione di beni di consumo, ma tecnologia e servizi. Basti pensare che oggi la Cina ha superato gli Usa per numerosità di brevetti tecnologici registrati ogni anno.

Cosa ha deciso la Cina?

Il nuovo piano quinquennale della Cina intende garantire la realizzazione di un moderno stato socialista entro il 2035. Regolando ogni ambito della crescita nazionale, dalla difesa all’istruzione, all’equità sociale e all’imprescindibile questione economica, secondo le due nuove direttrici: crescita qualitativa e innovazione.

Così afferma il direttore del dipartimento di Alta e nuova tecnologia, Qin Yong :“Il Paese deve anche continuare a considerare l’economia reale come il fulcro del proprio sviluppo economico. Trasformarsi in un produttore di qualità e rafforzare la propria forza nel cyberspazio e nella tecnologia digitale”. Tecnologia ed innovazione infatti permettono un’ulteriore crescita economica. Questa porterà ad un aggiuntivo aumento dei redditi tanto nelle aree urbane quanto in quelle rurali. Lo sviluppo tecnologico porterà anche ad una completa modernizzazione economica e tecnologica in tutto il Paese. Non solo: per evitare sorprese è importante ridurre il più possibile la povertà, così da poter contare su un serbatoio di consumatori pressoché infinito.

La risposta globale ai cambiamenti climatici

Dal momento che l’umanità non può più permettersi di ignorare i ripetuti avvertimenti della natura, senza investire nella conservazione e nel perseguimento dello sviluppo, la Cina sta indirizzando i suoi sforzi verso un mondo più verde.

Alcuni temi citati sono molto importanti. Tra questi, la maggiore promozione di uno sviluppo sostenibile e a basse emissioni del paese, o l’incremento dell’efficienza energetica. Qui si inscrive in un processo cominciato da Hu Jintao, l’ex presidente cinese, che ha iniziato a dare posizione più centrale a qualità della vita e sostenibilità ambientale.

Tuttavia, è discussa la veridicità della promessa cinese carbon neutrality entro il 2060, per combattere il cambiamento climatico. Alcuni critici occidentali infatti hanno messo in dubbio la capacità del Paese di realizzare il traguardo, compatibilmente con gli obiettivi di crescita economica. Nonostante l’incognita delle tempistiche, sta intanto avvenendo un cambiamento importante, strutturale, che non deve essere tralasciato, e può dare una scossa al percorso verso la neutralità climatica.

L’inizio di una nuova era

La visione della Cina oggi pare quella di un Paese che dà priorità al progresso ecologico, in ogni dimensione e fase di sviluppo economico e sociale, alla prevenzione dell’inquinamento atmosferico, alla tecnologia di controllo e alle applicazioni commerciali. Tutta questo, lo fa investendo sulla circolazione dell’economia interna, per rendersi il più possibile immune dalle turbolenze mondiali, quali ad esempio i contrasti con gli USA.

Meno di 50 anni fa considerato paese del terzo mondo, oggi il dragone si afferma da protagonista sulla scena internazionale. Riuscirà nel suo intento di diventare leader economico indiscusso?

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