Il crocifisso nelle scuole, in Italia e in Europa

10/20 • 7 min • Copia link

Nelle scuole e in alcuni ospedali, ci capita spesso di vedere esposto il crocifisso cattolico. L’obbligo di mettere un crocifisso nelle aule scolastiche ha fondamento in una legge di più di 150 anni fa. Questa, era infatti prevista all’interno di un decreto del Regno di Piemonte-Sardegna.

L’esposizione del crocifisso ha poi trovato una base giuridica in piena epoca fascista, tra il 1924 e il 1928. Da allora, nessuna delle novità legislative lo ha mai rimosso.

Tuttavia, da tempo nel nostro paese, la discussione attorno ai simboli religiosi nelle scuole ha polarizzato l’opinione pubblica. E’ giusto che nelle aule delle scuole italiane ci sia il crocifisso? Come funziona nel resto del mondo?

La situazione in Italia

L’art. 2 del prot. 1, che garantisce il diritto all’istruzione, si pone a tutela dell’autonomia e della libera autodeterminazione dell’individuo, che deve potersi sviluppare in un ambiente neutrale. In poche parole, lo studente non deve subire indottrinamenti da parte dell’autorità pubblica all’interno delle scuole.

Secondo alcuni, “l’imposizione” di un simbolo religioso nelle aule, potrebbe dare una forte “pressione” negli alunni. Specialmente nei primi anni del percorso educativo. Tuttavia, la questione è ben più complessa.

Ora semplificheremo il dibattito pubblico in due sole opinioni contrapposte. Da una parte, chi è d’accordo con l’esibizione del crocifisso, ritiene che sia una difesa di alcuni valori fondamentali, che appartengono al patrimonio culturale italiano. Dall’altra, chi non è d’accordo con la sua affissione nelle aule, si appella alla tutela del multiculturalismo.

Quindi possiamo capire che questa questione è strettamente legata a un principio di identità collettiva. Allo stesso tempo però, la difesa dell’identità culturale va in contrasto con l’identità delle minoranze nel nostro paese.

Un’altra motivazione che muove i contrari al crocifisso nelle scuole, così come anche ai presepi, è il fatto che la loro “esposizione” va in contrasto con il principio di laicità del nostro stato. Inoltre, secondo gli stessi, questo ostacola il diritto di ogni genitore di educare i propri figli secondo le proprie convinzioni religiose e filosofiche.

Il caso giuridico

Questo dibattito ha avuto modo di concretizzarsi in un processo. Due genitori infatti, avevano fatto ricorso a una scuola veneta per la presenza del crocifisso in aula.

Inizialmente la Corte aveva analizzato la questione da un punto di vista continentale. Infatti, la maggior parte degli Stati non regola la presenza dei simboli religiosi nei luoghi pubblici, ma questa questione la vedremo meglio dopo.

Secondo questa analisi, la Camera aveva in prima battuta, emesso una sentenza che riconosceva una violazione. Nell’idea dei giudici infatti, esporre i simboli religiosi limita i genitori nell’educare i propri figli secondo delle convinzioni religiose differenti da quella cattolica. Seguendo questa logica, le autorità statali erano venute meno al loro dovere di avere una posizione neutrale nel settore pubblico.

La Grande Camera ha poi ribaltato il risultato. Secondo il loro giudizio infatti, non ci sono prove che il crocifisso o altri simboli religiosi “passivi” abbiano un impatto sullo sviluppo educativo dei giovani o sulla loro persona. La Corte ha poi detto che “il crocifisso simbolizza i principi e i valori che hanno portato alla fondazione della democrazia e della civiltà occidentale, la sua presenza nelle classi è perciò giustificata sotto questo profilo”.

Infine, un’ultima considerazione dei giudici è il fatto che, nelle scuole italiane, non siano mai stati proibiti simboli religiosi diversi da quelli cattolici. Secondo loro infatti, gli studenti possono portare liberamente il velo o celebrare i loro riti e le loro festività.

Questo concetto è entrato in contrasto con altre pronunce della Corte. In una sentenza infatti, la Corte aveva detto che il velo, se indossato da una professoressa o una maestra, potrebbe influenzare uno studente.

A seguito di queste considerazioni, numerosi studiosi si sono fatti questa domanda: esiste davvero una differenza, in termini di influenza, tra un crocifisso alla parete e un velo?

In ogni caso, i due genitori alla fine hanno perso la sentenza.

Crocifissi nelle aule d’Europa: come funziona?

Nel 2011, una sentenza della Grand Chambre Corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso definitivamente che l’esposizione del crocifisso non viola le norme della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Ma com’è la situazione simboli religiosi nel resto d’Europa?. E’ importante dire che, nella maggior parte degli Stati, “la questione della presenza di simboli religiosi nelle scuole pubbliche non è oggetto di una specifica disciplina.”

Ci sono tuttavia delle eccezioni. In primo luogo, ci sono luoghi che vietano espressamente l’esposizione dei simboli religiosi come Francia, Macedonia e Georgia.

In secondo luogo, ci sono luoghi che invece li prevedono espressamente. Tra questi l’Italia, la Polonia, l’Austria, alcuni land della Germania e alcuni comuni della Svizzera.

Il principio alla base della normativa austriaca sui crocifissi è che, come le minoranze hanno i diritto di non essere discriminate per la loro religione, così anche la maggioranza deve veder tutelati i propri diritti.

Per quanto riguarda gli stati federali della Germania, la questione è più complessa. Infatti, la Corte Costituzionale del 1995 aveva considerato incostituzionale, un’ordinanza bavarese che imponeva il crocifisso in aula. Alla fine, si è trovato un compromesso. In Bavaria, ad esempio, sarà possibile tenere il crocifisso in aula, ma i genitori o gli studenti di diverse religioni possono invocare il principio di laicità e contestarne la presenza.

E gli altri simboli religiosi?

La questione dell’esposizione del crocifisso nelle aule è solo una delle tante discussioni relative ai simboli religiosi. Infatti, il dibattito nazionale e internazionale si sposta anche su altri simboli religiosi. Nelle scuole si può indossare il burqa o il niqab? Qui la questione si fa più complessa.

Secondo molti infatti, il velo non è solo un simbolo religioso ma anche culturale. Vediamo come funziona nei vari paesi europei.

Francia

In Francia l’esposizione dei simboli religiosi è stata per la prima volta espressamente vietata da una legge del 1905. Inseguito, nel 2004 è stata promulgata un’ulteriore legge, la quale stabilisce che: “nelle scuole, nei collegi e nei licei pubblici è vietato portare simboli o tenute con cui gli allievi manifestino in modo ostentato un’appartenenza religiosa”.

Quest’ultima legge vieta di indossare simboli religiosi molto evidenti. Quindi il velo, il kippa o una croce di taglia eccessiva. I simboli religiosi “discreti” sono invece stati ammessi.

A partire dal 2011, è stato il primo paese europeo a vietare il velo islamico integrale nei luoghi pubblici.

Belgio

Il Belgio è stato il secondo paese europeo a vietare l’utilizzo del burqa e del niqab nei luoghi pubblici. Questa regola è sancita da una legge emanata il23 luglio 2011.

A luglio, centinaia di persone hanno protestato contro la legge che vieta agli insegnanti delle superiori di ostentare qualsiasi simbolo religioso, compreso il velo. Secondo gli oppositori infatti, il principio di neutralità e la secolarizzazione sono due cose completamente diverse. Per spiegarci meglio, loro ritengono che la neutralità imponga che diverse religioni possano coesistere senza che una prevalga sulle alte. La secolarizzazione invece è l’eliminazione di qualsiasi simbolo religioso.

Austria

Nel maggio del 2018, il parlamento austriaco ha emesso una legge che vieta alle ragazze dai 6 ai 10 anni di indossare il velo nelle scuole elementari. Nel 2017, il governo ha poi vietato il velo integrale negli spazi pubblici.

Altri paesi

Altri paesi in cui vige il divieto di indossare il velo islamico negli spazi pubblici sono Bulgaria, Danimarca e Lettonia. In Germania, il divieto è stato imposto da otto stati federali, ma è limitato alle insegnanti.

Per quanto riguarda l’Italia, dal 1975 vige il divieto di avere il volto o la testa completamente coperti negli spazi pubblici. In Spagna e nel Regno Unito non c’è nessuna legislazione che vieta l’utilizzo del velo islamico. Tuttavia, in Spagna da tempo la politica sta premendo per attuare qualche legge in materia, dato che già dieci comuni, hanno vietato l’utilizzo di burqa e niqab nelle strutture municipali.

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