Gli effetti della pandemia sulla salute mentale

05/20 • 4 min • Copia link

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La pandemia ha aumentato il numero di persone con problemi di salute mentale e messo alla luce la tendenza diffusa della società a trascurare le malattie psicologiche.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antònio Guterres, durante l’Assemblea Mondiale della Sanità a Ginevra, ha evidenziato la necessità di agire rapidamente per proteggere e salvaguardare la salute mentale di tutte le persone esposte al COVID-19 e non solo. Ci si preoccupa che la reclusione in casa causata della pandemia abbia portato ad un maggiore rischio di ipertensione, malattie coronariche, ictus, diabete e malattie mentali. A rischio sono soprattutto “operatori sanitari in prima linea, anziani, adolescenti e giovani, quelli con condizioni di salute mentale preesistenti e quelli coinvolti in conflitti e crisi. Dobbiamo aiutarli e sostenerli.”

Aumentano i suicidi

Aumentano i suicidi, ma quali sono le cause? La presenza di un futuro incerto, la perdita di un lavoro stabile e di un reddito fisso sono le cause preponderanti in questo momento. E ancora una volta, i più deboli ne risentono particolarmente, sotto la pressione della pandemia:

  • Da gennaio a maggio 2020, le morti nel mondo causati dal suicidio sono 357.785
  • Il suicidio è la seconda causa principale di morte nei giovani che vanno dai 15 ai 29 anni
  • Ogni anno 800.000 persone muoiono suicidandosi
  • Il 90% dei casi è associato a disturbi mentali

Il distanziamento sociale

Se da una parte il distanziamento sociale ha rallentato il numero dei contagi e dei deceduti, dall’altro ha portato le persone ad avere diversi disturbi: ansia, insonnia, depressione, irascibilità, ipocondria e paura di uscire. Ad oggi, molte persone non hanno accettato il lento ritorno alla normalità per la paura del contagio e continuano a vivere una semi-quarantena.

La psicoterapeuta italiana Maura Brugnoni, che ha continuato a esercitare la sua professione anche durante l’isolamento in videochiamata, ha riportato testimonianze ed esperienze di ciò che i giovani stanno affrontando duramente l’isolamento. Molti hanno dichiarato di sentirsi “in gabbia” durante il lockdown, anche se consapevoli di fare la cosa giusta per il proprio paese.

“Molti sembrano restii a uscire, perché poco inclini a riadattarsi. Alcuni non vorrebbero proprio, perché non si identificano con la società che li circonda. Altri si sentono inadeguati rispetto a un mondo che poco riconosce e valorizza la diversità, premia l’omologazione, indica continuamente come si dovrebbe essere e cosa si dovrebbe raggiungere invece di prestare attenzione al come si è”

Secondo la Sip, Società Italiana di Psichiatria, più di un milione di italiani hanno sviluppato la sindrome della capanna. “Dopo due mesi di quarantena una quota consistente di popolazione, che prima non aveva disturbi, vive l’agognata possibilità di un ritorno alla parvenza di normalità con l’ansia di riprendere i ritmi precedenti e la paura di non adattarsi ai nuovi”, dice Massimo Giannantonio, presidente Sip.

Bisogna precisare che questa sindrome può colpire chi in precedenza non aveva disturbi di alcun genere. Però, in individui con patologie pregresse, può creare gravi disturbi dell’adattamento e peggiorare la situazione.

Gli strascichi della pandemia

L’isolamento sociale ha portato ad un drastico modo di distrarsi dalla monotonia del semplice stare a casa: l’abuso di alcool. In Canada, un report ha fatto emergere che il 20% degli individui tra i 15 e i 49 anni ha aumentato il consumo di alcolici in questo periodo.

Anche l’esposizione a dispositivi elettronici come computer, tablet e smartphone è aumentata e diventa un modo per distrarsi. Le esigenze della didattica a distanza e dello smart-working costringono molte persone a passare il tempo davanti a questi dispositivi. In questo modo, però, aumenta l’insorgere di disturbi come l’insonnia, l’iperattività e la secchezza degli occhi.

La routine che ciascun individuo è riuscito a costruirsi durante l’isolamento potrebbe radicarsi troppo quando tutto tornerà alla normalità. La vita per alcune persone potrebbe continuare senza contatti sociali, con la difficoltà a lasciarsi andare nelle relazioni e nella quotidianità.

La pandemia ha lasciato un segno indelebile a questo 2020, in particolar modo per chi ha perso i propri cari. È ancora presto per giudicare il lavoro svolto da chi di dovere per la tutela dei più deboli. Quello che si spera è che ci sarà maggior attenzione e prevenzione nei confronti di tutti.

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