Gli asiatici americani sono eterni stranieri

04/21 • 5 min • Copia link

Due mesi fa, un uomo asiatico americano stava tornando verso casa, quando uno sconosciuto gli è comparso alle spalle e gli ha conficcato un coltello nella schiena. Per la polizia si trattava di un “semplice” tentato omicidio, escludendo in questo modo il movente dell’odio razziale. Non la pensavano allo stesso modo i diversi esponenti della comunità asiatica americana di New York, accorsi a manifestare davanti all’ufficio del procuratore distrettuale. Chiedevano di non essere più invisibili. Il razzismo anti-asiatici è cresciuto molto durante la pandemia, ma da più di 200 anni questa comunità è un’eterna straniera.

Il fenomeno del razzismo anti-asiatici

Negli Stati Uniti, c’è stato un aumento del 150% delle manifestazioni di odio nei confronti degli asiatici americani. Si tratta di un dato allarmante, che richiederebbe una maggiore attenzione. Ma questo non è quello che sta succedendo negli Stati Uniti, dove molte delle aggressioni verso queste comunità si concludono senza arresti e raramente vengono considerate come crimini ispirati all’odio. Ma come puoi provare che l’identità della vittima sia il fattore scatenante dell’aggressione? Qui sta il centro del problema. Le regole sono molto ferree e richiedono prove concrete, come un insulto razziale udibile. Tuttavia, per la comunità degli asiatici americani è più complesso. Non c’è un simbolo universalmente riconosciuto di razzismo anti-asiatico, come può essere una svastica per l’antisemitismo.

La differenza tra i crimini d’odio e i crimini comuni

Molti si chiedono perché sia così importante distinguere i crimini d’odio, dai crimini comuni. Secondo gli attivisti, una risposta riguarda i dati. E’ difficile capire quanto sia diffuso il razzismo anti-asitatici, se non sappiamo quante violenze nascono da questo fenomeno. L’altra motivazione ce la fornisce Kellina Craig-Henderson, studiosa della National Science Fondation. Craig-Henderson ha passato molti anni a studiare gli effetti psicologici dei crimini d’odio. Secondo la studiosa, le persone prese di mira per la loro nazionalità sviluppano uno stress post-traumatico più forte degli altri. “Se sei una persona di una minoranza e ti succede una cosa simile, avrai più paura. Metterai più in dubbio il tuo posto nel mondo”, ha spiegato. Nel caso dei crimini di odio razziale quindi, l’aggressione alla persona viene fatta per il solo fatto che questa esista.

Le conseguenze del “virus cinese”

Una mattina di luglio, Crisanna Tang ha preso la metro per andare al lavoro come sempre, ma quel giorno è stato diverso. Ad un certo punto, un uomo le si è avvicinato, le ha sputato addosso e ha urlato: “I cinesi hanno causato il virus”. Nessuno è intervenuto. Da allora, Tang ha dichiarato di non prendere più la metro, di indossare capi che non attirino l’attenzione e di portare sempre con se’ lo spray al peperoncino. Un evento simile è capitato a Yen Yen Pong, 37 anni, che ha raccontato: “Mi hanno fatto pensare che qualcosa non andasse in me”. Le testimonianze sono molte, anche perché dall’inizio della pandemia contiamo 3.000 violenze contro asiatici americani.

Secondo diversi analisti, Trump ha una grande responsabilità di questo aumento. Chiamando la COVID-19 il “virus cinese“, ha trasformato la sua battaglia contro la Cina in un odio generalizzato verso i cinesi. L’epiteto è rimasto anche dopo gli avvertimenti dell’OMS. L’Organizzazione aveva chiesto alle nazioni di non utilizzare delle località geografiche di fianco ai nomi delle malattie, per evitare quello che sarebbe poi successo in America. Questo clima di tensione ha creato delle conseguenze concrete nella comunità asiatica americana. Un uomo di New York ha fondato un gruppo Facebook, per gli amici che hanno paura di prendere la metro da soli. Intanto, i negozi d’armi di Washington hanno registrato un’ondata di nuovi acquirenti asiatici.

Altri analisti hanno ricordato che il razzismo verso gli asiatici non è una novità in America, esiste da centinaia di anni.

La storia del razzismo anti-asiatici inizia da lontano

I pregiudizi di oggi c’erano già nel 1800, quando cominciarono ad arrivare negli Stati Uniti i primi immigrati. In quel periodo, nacquero diverse leggi per impedire agli operai cinesi di rubare il lavoro” ai cittadini americani. Ma nel tempo la situazione peggiorò. Soprattutto dopo la diffusione di due particolari epidemie: quella di vaiolo e quella di peste bubbonica. Il vaiolo cominciò a circolare in America a fine ‘800 e cinesi divennero un perfetto capo espiatorio. Le autorità di San Francisco sapevano di chi era la colpa: “dei vapori ripugnanti e disgustosi” e delle condizioni di vita “malsane di Chinatown”.

Cento anni dopo, la storia si è ripetuta con l’avvento della peste bubbonica. Questa volta i funzionari di San Francisco avevano un’idea migliore: inviare i residenti cinesi in un campo di detenzione. Alla fine gli è stato impedito. Ma per anni, nella stessa identica città, i cinesi sono stati banditi dagli ospedali pubblici perché “sporchi e malati“.

Il razzismo anti-asiatici 200 anni dopo: conclusioni

221 anni dopo, la storia si è ripetuta di nuovo. Numerosi cittadini asiatici americani hanno manifestato per il proprio diritto di essere considerati davvero americani. Altri invece non manifestano più. Chris Kwok, membro dell’Asian American Bar Association di New York, ha spiegato che molti di loro si sentono invisibili. “L’invisibilità deriva dal fatto che gli asiatici vengono visti come eterni stranieri. Non possono oltrepassare quella linea invisibile per diventare americani”.

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