Fuga di cervelli: cause e conseguenze

10/20 • 6 min • Copia link

La pandemia ha frenato la fuga dei cervelli e ora ci mette di fronte a un’enorme possibilità di ripartenza. Infatti, in pochi mesi il coronavirus ha riportato a casa la maggior parte dei 250 mila giovani italiani, che dopo essere stati formati, hanno cercato all’estero delle prospettive migliori per il proprio futuro.

Il lockdown in Italia è finito, ma rimane una grande domanda in sospeso: come impegnare quei cervelli affinché non tornino all’estero?

Perché c’è la fuga di cervelli?

I protagonisti della fuga di cervelli sono ragazzi con altissime competenze e specializzazioni, soprattutto in ambito tecnologico e di ricerca. La maggior parte di questi decidono di andare all’estero per fare esperienza o arricchire il proprio curriculum e in seguito, non tornano in patria perché non gli riserva grandi prospettive.

Gli stipendi sono più bassi, la disoccupazione è più alta, gli investimenti nella ricerca sono quasi inesistenti se comparati al resto d’Europa. Nel giugno 2020, il tasso di disoccupazione giovanile è salito al 27,6%, in rialzo di 1,9 punti rispetto al mese precedente.

Quanto spende l’Italia per la ricerca

Una delle cause più forti della fuga di cervelli, sono sicuramente gli scarsi investimenti per la ricerca in Italia.

Secondo i dati Istat del 2017, l’Italia ha investito per la Ricerca e lo Sviluppo 23,8 miliardi di euro. Il 70% di questi sono dedicati alle zone del Centro-Nord. 23 miliardi possono sembrare un bel malloppo da investire, ma vanno paragonati con gli altri paesi europei.

L’Europa ha investito molto nell’ambito della ricerca e nell’innovazione, promuovendo nel 2015 dei programmi appositi. Anche l’Italia ha aderito ai progetti, ma sembra aver avuto qualche difficoltà. Infatti, su 15 miliardi di euro versati all’UE come investimento, gliene sono tornati indietro soltanto 9 miliardi.

Quanto spende l’Italia per l’istruzione

La spesa pubblica italiana per l’istruzione rispetto al PIL, è stata il 3,8% nel 2017. Questo dato ci colloca negli ultimi posti nella classifica europea, seguiti solo da Bulgaria, Irlanda e Romania.

C’è un dato ancora più sconcertante, se consideriamo la spesa per l’istruzione rispetto alla spesa pubblica totale: il 7,9%. Questo dato fa sprofondare l’Italia sotto tutti i paesi europei.

Il settore più preoccupante è sicuramente quello universitario. Infatti, la spesa per l’educazione universitaria in Italia, non è nemmeno la metà di quella europea. Inoltre, è necessario sottolineare che, per ogni euro speso in università, l’Italia ne spende 44 in pensioni.

Fuga di cervelli: stipendi e laureati

Naturalmente, uno scarso investimento nell’educazione, porta anche a un ridotto numero di laureati. Infatti, con 26,9% di laureati, l’Italia è molto al di sotto della media europea del 39,9%. Come se non bastasse, il 30% degli italiani all’estero ha un laurea. Cosa significa? Che queste persone si sono istruite e poi sono andate via dall’Italia.

Un’altra grande differenza dei dati italiani con quelli europei, riguarda la differenza di stipendio tra un laureato e un diplomato. Infatti, in Italia un laureato guadagna in media il 38% in più di un suo pari che non è andato oltre alle superiori. La media europea è il 55% in più.

Lo sconforto per i laureati però, non finisce qui. Infatti, è risultato che il tasso di occupazione dei giovani con la laurea è inferiore a quello di chi possiede un diploma tecnico o professionale. Infine, si stima che la percentuale di lavoratori che fanno un lavoro al di sotto delle proprie capacità sia il 20%.

Ovviamente, tutti questi numeri sono lo spettro di un fenomeno ben più grande: la frustrazione. Dopo anni di studio e grandi sforzi per raggiungere le competenze aspirate, le prospettive sono ben poco stimolanti.

Quanti sono i giovani in fuga?

Nel 2018, i giovani laureati che hanno lasciato il paese sono 60mila. Nel periodo di tempo che va dal 2013 e il 2018, sono stati 200mila. Attualmente, 600 mila laureati vivono e lavorano in 36 paesi diversi dal nostro. Sono circa il 6% di tutti i laureati italiani.

Per comprendere al meglio perché si parla di invecchiamento della popolazione invece, basti pensare che il 40% delle persone che nel 2018 hanno lasciato l’Italia, avevano tra i 18 e i 34 anni.

Secondo le statistiche, oltre allo studio c’è chi parte per trovare lavoro (62%), chi lo fa per fare nuove esperienze (13%), chi per amore o altri motivi personali (6%)

Quali sono gli effetti?

Dopo aver compreso la portata del fenomeno e le sue cause, è necessario capire che conseguenze ha l’esodo dei laureati.

In questi casi, la nazione va in contro a una grande perdita di capitale umano. Le conseguenze di questo fenomeno sono diverse, ad esempio si corre il rischio di rimanere indietro in termini di innovazione e imprenditorialità.

Un’altra conseguenza, potrebbe essere quella di lasciare ad altri paesi, i frutti dei nostri investimenti in istruzione. Infatti non dobbiamo dimenticarci che questi studenti si sono formati dentro il nostro sistema educativo. Ad un certo punto, se i cittadini formati dallo stato continuano ad andarsene, il paese stesso potrebbe decidere di investire di meno in istruzione e ricerca.

Meno giovani e meno imprese

Inoltre, una recente ricerca ha dimostrato il nesso tra fuga di cervelli e diminuzione della nascita di nuove imprese. In particolare, si stima che ogni mille emigrati, si formano circa cento imprese in meno, tra quelle gestite dagli under 45.

L’età dell’imprenditore, è inoltre molto importante. Il 60% in meno delle aziende create, sono da attribuire a un minor numero di giovani. Meno giovani ci sono, meno aziende si creano. Questo perché i giovani sono più propensi alla creazione di nuove imprese.

Quanto costa allo Stato la fuga di cervelli?

Per accennare a una recente riforma, la fuga dei cervelli, economicamente vale 21 volte in più del taglio dei parlamentari. Infatti, negli ultimi cinque anni, l’emigrazione dei laureati italiani è costata 10,6 miliardi di euro.

Ora, facciamo un breve calcolo per capire come mai questi laureati in fuga costano così tanto allo Stato. La spesa pubblica annuale italiana destinata all’istruzione è di circa 9.300 dollari per studente. 8,400 dollari per la scuola primaria, 8.900 per quella secondaria e 11.500 per quella universitaria. Ora, moltiplicate tutti questi dati per il numero di anni che uno studente dovrà trascorrere alle elementari, medie, superiori e università. Alla fine di questo calcolo, ogni studente laureato costa circa 153.000 euro.

Attenzione, perché la spesa non si ferma ai costi dell’istruzione e della formazione di ogni studente. Se consideriamo che ogni emigrato è un mancato contributo, la spesa si alza, e di molto.

Secondo le stime de Il Sole 24 Ore, la spesa di ogni cervello in fuga, sarebbe ancora maggiore, aggirandosi intorno ai 14 miliardi di euro l’anno.

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