Crisi di governo e possibili alternative

01/21 • 4 min • Copia link

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Secondo quanto è scritto nella Costituzione, attualmente non siamo in “crisi di Governo”. La crisi di governo si ha infatti con le dimissioni del Presidente del Consiglio oppure quando il Parlamento vota un’apposita mozione di sfiducia. Per ora, nessuna di queste due condizioni si è verificata.

Tuttavia, il Presidente del Consiglio potrebbe ancora scegliere di dimettersi, nel caso in cui in Parlamento non ci sia la maggioranza per approvare le leggi. Alcune misure, infatti, possono essere approvate con la maggioranza semplice (la metà più uno dei votanti), ma altre necessitano di una maggioranza della metà più uno degli aventi diritto (maggioranza assoluta), come ad esempio le leggi di bilancio o di scostamento.

Come abbiamo accennato, una crisi di governo si può innescare quando il governo perde la fiducia del Parlamento. Per capire i possibili scenari, ripercorriamo il voto di fiducia delle due camere.

Le votazioni alla Camera e al Senato

Il 18 Gennaio, nel voto di fiducia alla Camera, il Governo Conte bis ottiene la maggioranza assoluta con 321 voti favorevoli, 259 contrari e 27 astenuti. Tra i voti da segnalare quello di Renata Polverini, senatrice di Forza Italia, quindi dell’opposizione, che ha allargato la maggioranza esprimendo un voto favorevole.

Il 19 Gennaio è stata la volta del Senato dove Conte non poteva contare sulla stessa maggioranza della Camera. Alla fine il responso è di 156 voti favorevoli (tra cui due senatori di Forza Italia, Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin), 140 no e 16 astenuti (tra cui il fautore della crisi di Governo, Matteo Renzi). Il Governo Conte ha quindi ottenuto la maggioranza relativa e non la sperata maggioranza assoluta (161 voti). Durante queste votazioni si è inoltre consultata la “VAR” (acronimo di Video Assistance Reference). La presidente Casellati è infatti ricorsa alla “moviola” per stabilire la regolarità dei voti dei senatori Ciampolillo e Nencini. VAR che ha ammesso i due parlamentari al voto, per arrivare ai 156 voti favorevoli.

Ma ci sono dei provvedimenti che richiedono la maggioranza assoluta per la loro approvazione, come il Recovery Fund (un fondo per finanziare la ripresa di tutti i Paesi più colpiti dal covid-19, tra cui l’Italia). L’opposizione, che ora include anche Italia Viva, potrebbe infatti arrivare facilmente a 156 senatori, proprio gli stessi della maggioranza (da ricordare inoltre che tra i 156 voti della maggioranza sono presenti anche i voti dei senatori a vita che votano raramente).

Le alternative all’immobilismo politico

La maggioranza relativa del Governo Conte bis potrebbe portare ad un immobilismo del Senato, che a sua volta comporterebbe un immobilismo della maggioranza, cioè una situazione in cui, nonostante il governo non sia in crisi, poche o nessuna legge possono essere approvate dal parlamento.

Tre sono le possibili strade da percorrere in questo caso:

  1. l’attuale maggioranza cerca di allargarsi, ottenendo forze escluse o allontanate dalla maggioranza che quindi, se dovessero appoggiare il Presidente, darebbero vita a un Governo Conte ter;
  2. il Presidente della Repubblica potrebbe affidare l’incarico ad un altro soggetto con elevate competenze tecniche, come nel caso del Governo Monti nel 2011. I nomi più caldi sono Mario Draghi (economista, ex presidente della Banca Centrale Europea) e Marta Cartabia (giurista, ex presidente della Corte Costituzionale). Ma non è da escludere che il Presidente possa rinominare proprio Giuseppe Conte;
  3. ritorno alle votazioni in anticipo rispetto alla naturale scadenza della legislatura. Lo scopo del nuovo Parlamento e del nuovo Governo sarebbe la gestione del Recovery Plan e della campagna di vaccinazione.

La crisi di Governo e le opinioni dei partiti

Italia Viva tenta di riaprire un confronto con il Governo. “Riportiamo la politica in primo piano, siamo ancora in tempo”, dice Matteo Renzi. Ma il Movimento 5 Stelle con Crimi e Di Battista chiude la porta a un dialogo con Renzi.

Dal Centro-Destra arriva una chiusura ad ogni ipotesi di governo di unità nazionale in caso di crisi. “Di fronte ad una situazione insostenibile e a un Parlamento ingestibile non resta che il voto”, hanno ripetuto Salvini e Meloni al Quirinale.

A sostenere l’idea della maggioranza “allargata” è anche Bruno Tabacci, deputato del Gruppo Misto (Centro Democratico) che dice:

“La crisi che è stata aperta non è stata capita dal Paese. È evidente che per portarla a termine con una maggioranza più ampia è necessario aprire a un ventaglio di forze più adeguato”.

“Conte è l’unico punto di equilibrio di questa legislatura – ha continuato – l’alternativa è il voto. Le tempistiche? Va allargata la maggioranza entro mercoledì prossimo, altrimenti si va a votare”.

Non tutti i Parlamentari delle principali opposizioni politiche sembrano però disposti a tornare alle urne. Le prossime ore saranno decisive.

Bruno Tabacci, di Centro Democratico

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