Cosa sta succedendo in Libano

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Il 17 ottobre 2019 è stato oggetto di anniversario in Libano. Un anniversario che porta con sé mestizia e sconforto, un anniversario che celebra – se così si può dire – il primo anno di crisi e rivolte libanesi.

La venticinquesima ora

I problemi – e di conseguenza anche le prime ribellioni – sono cominciati nell’autunno scorso, in seguito all’annuncio del governo di una tassa sulle chiamate WhatsApp (poi ritirata) e di alcune restrizioni sul tabacco e sulla benzina. In realtà, il fatto che le istituzioni governative volessero scaricare il peso della crisi sulla gente, tassando persino una telefonata online, è risultato la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

I numeri che descrivono le difficoltà economiche del Libano sono spaventosi. Infatti, il debito pubblico nel 2019 era pari al 150% del prodotto interno lordo e il salario medio inferiore ai 300 euro.

Saad Hariri, a causa delle proteste, si è dimesso dal ruolo di premier facendo cadere il governo e, in seguito, ha rifiutato l’incarico di formarne un altro per non essere associato al simbolo di una politica sorda e unilaterale.

Il nuovo governo insediatosi a gennaio e guidato dall’ex ministro dell’istruzione Hassan Diab, però, non solo non è stato in grado di migliorare la situazione economica, ma nemmeno di reprimere la rabbia e le rivolte dei cittadini.

Com’è la situazione attuale in Libano?

Il Libano è in default e, per la prima volta nella sua storia, annuncia che non sarà in grado di rimborsare la rata da 1,2 miliardi di dollari di interessi sul suo debito pubblico. Il paese detiene il terzo più alto del mondo dopo Giappone e Grecia. Eppure, quello in atto è il primo default nella storia del paese dalla sua indipendenza.

Il primo ministro Hassan Diab, in diretta televisiva, ha spiegato che la decisione non è stata facile ma che il debito era troppo alto per essere gestito dal paese. “È l’unico modo che abbiamo per finanziare le necessità dei cittadini”, ha proseguito il premier.

Dopo la dichiarazione di fallimento, l’emergenza più incombente è quella che riguarda la valuta. La lira libanese si è infatti svalutata drasticamente rispetto al dollaro. E questo è un enorme problema per un paese in cui la moneta americana è usata nella quotidianità. Ad oggi, i dollari nel mercato nero sono scambiati fino a 9500 lire libanesi, mentre il tasso di cambio ufficiale è di 1500. La perdita stimata è circa dell’80% del valore in un anno.

La grave situazione economica impedisce al paese di importare persino i beni di prima necessità. I negozi chiudono, i supermercati sono ad un bivio: scaffali vuoti o scaffali pieni con pressi alle stelle. Secondo le previsioni, entro la fine dell’anno il 60% dei libanesi vivrà sotto la soglia di povertà. Nel frattempo, il tasso di disoccupazione è passato dall’11% del 2019 al 33% nel 2020. L’ennesimo scenario tragico che compone la situazione del Libano è l’aumento del tasso di suicidi, sintomo di disperazione in un paese completamente alla deriva.

Una crisi non solo sociale

In alcune aree di Beirut, la capitale, è ormai di ordinaria amministrazione arrivare ad affrontare fino a 16 ore di buio. I problemi economici e valutari hanno avuto infatti dei riversamenti negativi sul mercato dell’energia elettrica. Il governo alza i prezzi e il cittadino, già in difficoltà a causa della crisi economica, si trova a pagare un prezzo folle per un servizio di cui nemmeno dispone.

La crisi sta minando anche l’attività sanitaria. Al Rafiq Hariri University Hospital – uno degli ospedali più rinomati del paese – sono state chiuse diverse sale operatorie e spenti gli impianti di ricondizionamento dell’aria. Lo scopo è di concentrare le poche risorse di carburante avanzato per garantire il funzionamento dei reparti di terapia intensiva per i malati di Covid-19.

Un tragico risvolto ambientale

Il problema ambientale più consistente sta diventando quello dei rifiuti, con le spiagge libanesi sommerse dall’immondizia e una gestione della spazzatura pari a quella del 2015.

Le discariche del paese, infatti, hanno raggiunto la massima capacità di rifiuti disponibile e la situazione di crisi fa sì che il governo non abbia i fondi per intervenire. L’assenza di un piano di smaltimento rifiuti sostenibile comporta un ennesimo spreco di denaro pubblico. Circa 155 dollari per trattare una sola tonnellata di rifiuto solido (poco meno di 22 dollari negli altri paesi).

Come se non bastasse, il Libano possiede il tasso di mortalità attribuibili ai combustibili fossili più alto del Medio Oriente, spiega un rapporto di Greenpeace.

La grande depressione che sta vivendo il Libano in questi mesi e l’incapacità degli organi governativi di affrontarla non fa altro che peggiorare una situazione già disastrosa alla quale i cittadini della terra dei cedri non sanno più come opporsi.

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