Conducenti o passeggeri: qual è il futuro del trasporto

12/20 • 8 min • Copia link

L’’11 novembre c’è stata la prima sperimentazione italiana di guida autonoma su strada, di Anas e VisLab Ambarella. Palcoscenico d’asfalto è stata la nuova strada statale 199 Sassari-Olbia, in Sardegna. Un primo passo verso il futuro del trasporto.

Il progetto dell’importante azienda italiana dimostra che la transizione all’autonomia delle auto sta muovendo i primi passi. Siamo al livello 3 di guida autonoma: il conducente interviene solo in caso di problemi. L’obiettivo è raggiungere lo stadio 5 di completa autonomia, prefissato per il 2030.

Come sarà il futuro del trasporto?

La trasformazione digitale sta travolgendo anche il settore della mobilità. Ci dirigiamo verso l’era della Smart Mobility (mobilità intelligente), un nuovo modo di muoversi nelle città, destinato a generare vantaggi, in termini di sicurezza stradale, abbattimento dell’inquinamento ed efficientamento della mobilità urbana.

E’ un cambiamento che richiede il supporto di apposite infrastrutture: le Smart Road. Si tratta di strade digitali in grado di dialogare con il nuovo veicolo a loro connesso e fornire informazioni preziose per la sicurezza e il confort di guida, già in fase di sperimentazione in Europa. Le nuove strade permetteranno di utilizzare auto autonome di grande livello, nonché di snellire il traffico (e quindi l’inquinamento) e ridurre gli incidenti stradali.

Il nuovo orizzonte tecnologico cambierà anche la relazione tra noi e le automobili. Si parla di Mobility-as-a-Service: le persone percepiranno le macchine più come un servizio da usare, che come un bene da possedere. Trasformando in questo modo la guida, in un’esperienza multimediale in movimento. La popolarità del rideshare, dei servizi di autonoleggio e delle app come Uber, ne sono già oggi una testimonianza. Così un giorno chiameremo un taxi, verrà a prenderci ovunque, e ci porterà ovunque. Da solo, senza altri umani nell’abitacolo a parte noi.

La sicurezza aumenta, lo stress da guida diminuisce

Il futuro sistema stradale non richiederà più l’attenzione umana. Ne consegue l’estinzione di tutti quegli errori provocati da stanchezza, distrazioni, condizioni ambientali e soprattutto, l’azzeramento di una delle primissime cause di incidente: i tamponamenti autostradali.

Gli incidenti stradali diventeranno un lontano ricordo di quando gli esseri umani erano ancora così imprudenti da guidare le auto personalmente, scontrandosi tra loro per distrazione. Potranno esserci incidenti con i pedoni o con oggetti non connessi ma, in teoria, non più tra macchine. Queste ultime si parleranno in tempo reale, pre-calcolando i rischi di incidenza delle rispettive traiettorie.

Le incognite cruciali

Prima di raggiungere questa realtà “fantascientifica”, che sul piano tecnologico non appare così fuori mano, occorre sciogliere due nodi problematici: responsabilità e normative.

Responsabilità: una questione di etica

Se è vero che ogni tecnologia è soggetta a rischi ed errori, con le vetture a guida autonoma gli errori non saranno più umani. Cosa cambia se ad investire un pedone non è un uomo ma una macchina?

Alcune nozioni che oggi consideriamo essenziali nella valutazione di un fenomeno, come quelle di libertà e di responsabilità, non saranno più applicabili. Davanti a questo enigma, il punto di vista etico e filosofico è imprescindibile. Ci si deve interrogare sui criteri che le macchine dovrebbero utilizzare per prendere delle decisioni, i cui effetti potrebbero rivelarsi dannosi per gli esseri umani.

Sondaggio ai potenziali consumatori sul futuro del trasporto

Il parere di tutti i potenziali clienti è centrale. Non basta interpellare ingegneri ed esperti di etica per lo sviluppo di una prospettiva di così vasta diffusione. A questo proposito è stato effettuato il The Moral Machine Experiment: il più grande sondaggio mai condotto sull’etica, che dovrebbe informare le decisioni di un’Intelligenza Artificiale alla guida di un auto.

I candidati dovevano scontrarsi con una serie di scenari che presentavano sempre la morte di almeno un individuo, al variare di altri fattori. Si poteva scegliere di salvare un giovane a danno di un vecchio, una persona a danno di un animale, un gruppo a danno di un individuo, un ricco a danno di un povero, e viceversa.

Tuttavia, dal punto di vista scientifico, il risultato ha validità zero e non indica una via agli ingegneri che si stanno occupando del problema.

E’ emerso che i Paesi orientali considerano meno accettabile di noi “sacrificare” un anziano per salvare un bambino, e che quelli di cultura ispanica e francese sono più orientati a salvare le donne; prova di un’utopica morale universale.

Ma a parte le differenze geografiche, emergeva un paradosso: nella maggior parte dei casi, dai sondaggi risultava che gli utenti preferirebbero che un’auto a guida autonoma salvasse i pedoni a scapito del suo equipaggio, ma anche che non comprerebbero un’auto a guida autonoma programmata in questo modo. Una bella sfida per il marketing delle case automobilistiche del futuro.

Al di là dei risultati disorientanti del sondaggio, restano poi altri dubbi in merito alle responsabilità in caso di incidente mortale. I principali indagati potrebbero essere le case costruttrici e i fornitori coinvolti nella distribuzione dei servizi di viabilità.

Normative: un fattore determinante

Il quadro della regolamentazione stradale è tutto da scrivere, perché è stato pensato per un contesto precedente all’epoca digitale. La normativa italiana infatti, non consente ancora l’ingresso sul mercato di mezzi con guida autonoma di livello superiore a 1 o 2.

Ad oggi, il “Decreto Smart Road” del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (2018), ha dato il via all’introduzione di nuove regole per la sperimentazione dei veicoli a guida autonoma su strade pubbliche. Inoltre, proprio da questo settembre i nuovi aggiornamenti sono favorevoli alla circolazione su strada di mezzi totalmente autonomi.

Tuttavia, non c’è ancora nessuna novità sulle responsabilità in caso di incidenti stradali. Questa rimane soggettiva, in capo al proprietario ed al conducente. E’ evidente che il sistema normativo dovrà adeguarsi al passo con l’era tecnologica ed adattarsi ai veicoli a guida autonoma.

Il futuro del trasporto in Europa

Nel frattempo, anche in Europa la questione è ampiamente dibattuta e la UE sta lavorando per affrontare l’argomento. Lo scopo è quello di mettere le basi per una regolamentazione comune che riguardi tutti i tipi di trasporto a condotta autonoma.

Tuttavia le normative, non escluderanno l’insorgere di controversie legali a causa di possibili incidenti. Ad essere minacciata sarà la posizione dei costruttori di automobili, dei gestori delle strade e dei servizi multimediali, in seguito a comprovate o presunte inefficienze dei sistemi di guida autonoma.

Quanto è vicino il futuro dei trasporti?

Alla luce dei principali antagonisti della rivoluzione driverless (senza conducente), risulta difficile effettuare previsioni sulle tempistiche di decollo e per ora possiamo ascoltare solo alcune ipotesi:

  • La voce ottimista di Elon Musk, CEO di Tesla, dichiara piena fiducia nel raggiungimento del livello 5, a detta sua “molto vicino“.
  • Esperti come John Krafcik, numero uno di Waymo, e Alex Hitzinger, dirigente in Volkswagen, ritengono invece che lo stadio 5 sarebbe “un mito; un obiettivo così ambizioso paragonabile ad “andare su Marte.”
  • Infine la posizione più intermedia di Dirk Hoheisel, boss della Bosch, assicura l’esordio sul mercato della guida autonoma di grado 3 entro i prossimi due anni e la fruibilità da clienti privati. Parlando di livello 4, la data limite prospettata è il 2025, ma solo come tecnologia a disposizione delle aziende e dei servizi di sharing (come i robotaxi di Uber); per quanto riguarda i privati, non prima del 2030.

A decidere è il consumatore

Oltre al parere dei competenti in settore, è l’opinione del potenziale acquirente a comandare la legge del mercato.

La domanda cruciale è: siamo disposti a correre rischi che lo sviluppo di una nuova tecnologia comporta? La diffidenza nei confronti dei nostri futuri trasportatori è concreta, dal momento che è difficile immaginarne i benefici (di cui probabilmente le generazioni attuali non fruiranno nemmeno).

Si sente sempre che le auto a guida autonoma potrebbero eliminare il 90% degli incidenti, ma questo non accadrà subito. All’inizio, ci potranno essere problemi. Sono state già attestate le prime vittime e ce ne saranno altre. La storia dello sviluppo tecnologico e dell’innovazione scientifica ci dice che situazioni simili si sono sempre verificate: si pensi, ad esempio, alle persone morte prima che gli aeroplani diventassero sicuri; o alle vittime provocate dai vaccini prima che diventassero affidabili e contribuissero a salvare milioni e milioni di vite umane.

La macchina senza conducente promette un futuro migliore: secondo i ricercatori, quando la tecnologia sarà perfezionata e quando tutti i veicoli in circolazione saranno autonomi, gli incidenti stradali si ridurranno virtualmente a zero, e milioni di persone saranno salvate ogni anno.

Come reagirà la società

C’è chi sostiene che la tecnologia migliorerà la vita, e quindi dobbiamo essere disposti ad accettare incidenti, morti e possibili ostacoli, verso un un futuro del trasporto che ci farà arrivare al rischio zero (o quasi). C’è invece chi crede che eventuali incidenti dovrebbe farci fermare per riflettere sulla reale necessità tecnologia e sulle implicazioni – anche etiche – delle auto senza conducente.

E’ certo che, rispetto a 20 anni fa, la guida autonoma ha assunto sembianze più credibili, grazie ai notevoli progressi della ricerca sul settore. Ad ogni modo ci sono ancora molti ostacoli da affrontare.

Le prossime generazioni potrebbero assimilare le automobili intelligenti, come i nativi digitali di oggi hanno fatto con gli smartphone. Una prospettiva pensabile… a meno che l’evoluzione tecnologica si arresti e le auto autonome si trasformino in semplice leggenda!

Leggi anche: “Cos’è l’Intelligenza Artificiale”

di

Contribuisci

Non sei d'accordo con quanto scritto o vuoi aggiungere qualcosa? Puoi contribuire all'approfondimento inviando all'autore un commento all'articolo. L'autore si impegnerà a risponderti e, eventualmente, a integrare l'articolo sulla base delle tue segnalazioni.

Cliccando su "Invia" dichiaro di aver letto l'informativa privacy e acconsento alla memorizzazione dei miei dati nel vostro archivio secondo quanto stabilito dal regolamento europeo per la protezione dei dati personali n. 679/2016, GDPR.