Come funzionano i vaccini

09/20 • 6 min • Copia link

Da qualche anno, spopolano sul web fake news sul mondo dei vaccini. La disinformazione ha favorito lo sviluppo di numerosi movimenti No-Vax, che da tempo portano avanti la loro battaglia contro queste cure. Ovviamente, i rischi legati ai vaccini non sono nulli. Ve li spieghiamo in questo articolo.

Cosa sono?

Come riportato dall’Istituto Superiore della Sanità, i vaccini sono: “preparati biologici costituiti da microrganismi uccisi o attenuati, oppure da alcuni loro antigeni, o da sostanze prodotte dai microrganismi e rese sicure oppure, ancora, da proteine ottenute con tecniche di ingegneria genetica”.

Prima si rimuove o attenua la parte nociva, a quel punto si fa entrare in contatto con l’organismo. In questo modo, il nostro corpo scatena una risposta immunitaria, senza scatenare la malattia. La funzione del sistema immunitario è quella di riconoscere in futuro il microorganismo (ad esempio il virus), e agire di conseguenza.

Dobbiamo sottolineare che non tutte le vaccinazioni sono uguali. Per alcune è sufficiente una sola somministrazione in tutta la vita, per altre sono necessari dei richiami. Altre ancora sono efficaci anche dopo che l’esposizione alla malattia è avvenuta. Ad esempio, è stato dimostrato che il vaccino contro il morbillo può ridurre la gravità dei sintomi entro 72 ore dall’esposizione, mentre quello contro la varicella è utile fino a 5 giorni dopo. Per quanto riguarda il virus influenzale, esso muta ogni anno, perciò è necessario cambiare la composizione del vaccino.

Un po’ di storia

La storia dei vaccini inizia già nel 1000 d.C. in Cina, dove la “variolizzazione” era molto diffusa: si prelevava del materiale infettivo da una pustola di un malato lieve o in via di guarigione e la si iniettava ad una persona sana.

Questo perché si era notato che le persone già colpite da vaiolo non potevano ammalarsi nuovamente. Quindi, una volta entrati in contatto con una forma leggera della malattia, si diventava immuni ai sintomi più gravi. Questa tecnica si diffuse poi anche in Africa e in Europa.

Nonostante la variolizzazione riuscisse a combattere il vaiolo, restava una pratica pericolosa poiché il virus entrava direttamente in contatto con l’uomo.

Una metodologia simile venne adottata nel 1796 da un medico britannico, Edward Jenner, che iniettò ad un ragazzo, del materiale preso da una pustola di bovino malato di vaiolo. Questo diventò poi immune al virus umano, portando Jenner alla conclusione che ci dovesse essere qualcosa nel vaiolo bovino che proteggesse da quello umano.

Questa procedura venne in seguito chiamata “vaccino” (da “vacca”) ed aprì la strada a numerose ricerche che portarono alla cura di varie malattie infettive. Louis Pasteur, padre della microbiologia, riuscì a mettere a punto il vaccino contro la rabbia, prelevando campioni dal midollo spinale di conigli infetti.

Altra pietra miliare nella storia dei vaccini è la ricerca di Robert Koch, che studiò l’identificazione di malattie quali tubercolosi, colera e antrace. Proseguì la ricerca Emil Adolf von Behring, che identificò la cura dal tetano e dalla difterite nell’iniezione di siero sanguigno di animali infetti.

Uno dei più importanti studi fu compiuto da Jonas Salk, che riuscì a creare un vaccino contro la poliomielite, coltivando il virus e uccidendolo con la formaldeide.

Sviluppo e messa in commercio

Lo sviluppo di un vaccino può richiedere tempi molto lunghi, e prevede diverse fasi.

Prima di tutto si produce il preparato, poi si esegue una sperimentazione preclinica, volta ad osservarne il comportamento, il livello di tossicità, l’efficacia protettiva e la risposta immunitaria.

Se il farmaco supera la sperimentazione preclinica, si passa a quella clinica, suddivisa in quattro fasi. La prima fase prevede una somministrazione a pochi volontari, per valutare la tolleranza. Nella seconda fase i volontari aumentano, la somministrazione avviene a dosi diverse e si studiano gli effetti in termini di tossicità e immunogenicità. Nella fase tre la distribuzione avviene su larga scala.

Solo se i risultati sono in linea con gli standard richiesti, si può provvedere alla messa in commercio, che può avvenire unicamente dopo un’autorizzazione delle autorità.

La fase quattro prevede il monitoraggio su una popolazione in costante aumento.

Effetti collaterali e controindicazioni

Affinché si attivi la risposta immunitaria, è necessario che si sviluppi un’infezione, seppure in forma lieve. Per questo vi è la possibilità che, entro un giorno o due dall’iniezione, si possano presentare i sintomi della malattia.

Le reazioni più gravi, quali convulsioni, trombocitopenia, ipotonia o anafilassi, sono estremamente rare. Si parla di 3,1 su 100 000 dosi nel 2018.

Prima di eseguire la vaccinazione, il personale sanitario è tenuto a porre alcune domande per assicurarsi che non si presentino controindicazioni. L’Istituito Superiore della Sanità mette a disposizione la “Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni“, affinché tutti possano essere informati dei benefici e degli eventuali rischi a cui possono andare incontro.

È bene ricordare che ognuno di noi ha una storia clinica e un organismo differente. Quindi, ciò che può essere pericoloso per un’altra persona, potrebbe essere vitale per noi. Ad esempio, le persone immunodeficienti o i neonati non possono vaccinarsi, poiché la reazione del loro sistema immunitario ad un agente esterno, seppur indebolito, può comportare danni severi.

Se tutta la popolazione che ne ha la possibilità si vaccinasse, si potrebbe raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge”, quindi ridurre la trasmissione dell’infezione e la probabilità che le persone a rischio siano contagiate.

Vaccini e Autismo

Le problematiche riguardo il presunto legame tra vaccini e autismo hanno inizio con uno studio pubblicato nel 1998 dal medico Andrew Wakefield. La ricerca riportava sintomi dello spettro autistico in bambini a cui era stato somministrato il vaccino MPR (contro morbillo, parotite, rosolia).

Secondo Wakefield, vi era una correlazione tra alcuni problemi intestinali rilevati nei pazienti vaccinati e l’autismo, teoria smentita da numerose ricerche avvenute in seguito.

Questo episodio fece il giro del mondo, dando il via a movimenti antivaccinisti e facendo crescere la sfiducia nella scienza. Inseguito ci fu un’inchiesta contro il “medico”, che rivelò un conflitto di interessi alla base dello studio e pose fine alla sua carriera clinica.

Vaccini obbligatori e in studio

Le malattie prevenibili dalle vaccinazioni sono molte e in crescita. Grazie ad esse siamo riusciti a debellare il vaiolo, e la polio è in via di eliminazione.

I vaccini obbligatori in Italia sono quelli contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B, Haemophilius influenzae di tipo b, morbillo, parotite, rosolia e varicella, somministrabili a bambini e ragazzi tra 0 e 16 anni. Esempi di vaccini in studio sono quelli contro tumori, candida e morbo di Alzheimer e quelli per combattere la dipendenza da cocaina.

Conclusioni

I vaccini hanno permesso di debellare e tenere sotto controllo malattie pericolose, che rischiano di ricomparire se i movimenti antivax continuano a prendere piega. Come scrive l’ISS, “la scelta di non vaccinare propri figli non è una scelta priva di rischi, è la scelta di accettare un diverso tipo di rischio”.

È importante utilizzare tutti i mezzi messi a nostra disposizione per informarci in modo sicuro ed affidabile e prendere le decisioni opportune.

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