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Come cambieranno i rapporti tra USA ed Europa

11/20 • 6 min • Copia link

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Ricorderemo le elezioni americane di quest’anno come una delle “edizioni” più seguite, soprattutto dai paesi europei. Nel 2016, la retorica nazionalistica dell’allora outsider Donald Trump, volta a far tornare grande l’America, aveva fatto presagire non pochi cambiamenti nei rapporti tra gli Stati Uniti e gli altri paesi. E così è stato – negli ultimi quattro anni – i legami con l’Europa, con la Cina e con il Medio Oriente, sono di sicuro cambiati. In particolare, in questo articolo vogliamo analizzare come cambieranno i rapporti tra USA ed Europa.

Il neopresidente Joe Biden ha più volte dichiarato di volersi allontanare dal concetto isolazionista di “America First” radicatosi all’interno del paese durante il mandato del presidente uscente. L’intento di Biden è infatti quello di ricucire gli strappi e distendere le tensioni con il vecchio continente. “America first ha reso l’America sola”, dichiara il democratico, additando come bulli i paesi con i quali Trump aveva stretto alleanza, come la Corea del Nord.

Delle spaccature non proprio recenti

Analizzando le cose da lontano, possiamo notare come fu Barack Obama, di cui Biden era vicepresidente, a restaurare i rapporti all’interno del patto transatlantico in seguito al governo di George W. Bush. L’avvento di Trump e i suoi toni decisi corrispondono al celebre proverbio like a bull in a china shop. Il magnate infatti ha incrinato i rapporti tra USA ed Europa fomentando la Brexit alla luce del sole e tendendo la mano ai nuovi leader populisti ed euroscettici. In poco tempo si è arrivati all’inclusione dell’Europa nella lista dei bersagli delle sanzioni sui dazi per l’acciaio e l’alluminio, definendo il vecchio continente un “nemico” commerciale.

“We will be back”

“We will be back”. Così Joe Biden aveva cercato di ricucire il rapporto tra USA ed Europa, definendo il vecchio continente un interlocutore importante per la sua nuova linea politica estera multilaterale. L’aiuto europeo sarebbe molto gradito al nuovo presidente. E ciò ha tutta l’aria di essere una buona notizia per l’Europa.

Inoltre, il ritorno dei signori USA ai tavoli diplomatici darebbe un grosso sostegno all’Europa per distendere i nervi all’interno del continente. Soprattutto dopo le trattative sulla Brexit e le tensioni con l’asse non proprio pacifico Putin-Erdogan, aspettando novità sulla questione dazi.

Cosa potrebbe cambiare nei rapporti tra USA ed Europa?

Riguardo l’aumento dei dazi durante la gestione del tycoon repubblicano, ricordiamo che alla base troviamo il verdetto dell’ Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) sulla guerra tra Airbus e Boeing.

Nel 2004, Airbus – multinazionale europea di aeromobili – si affermò come prima potenza dei cieli sulla storica rivale americana Boeing. La compagnia statunitense denunciò 22 miliardi di dollari di flussi illegali di aiuti e, poco dopo, lo stesso fece l’azienda europea. Il WTO, in seguito, appurò che entrambe le compagini – in forme diverse – avevano ottenuto aiuti illegalmente. Il 2 ottobre 2019 il World Trade Organization ha autorizzato gli Stati Uniti ad imporre 7,5 miliardi di dollari di dazi punitivi sulle esportazioni dall’UE.

Un’amministrazione democratica, secondo Antony Blinken – consigliere di Joe Biden per la politica estera – metterebbe fine alla guerra commerciale con l’Europa.

Nonostante le premesse, di sicuro non ci si può aspettare di poter porre il tanto agognato punto alla battaglia sui dazi. Edward Alden di Euronews spiega infatti che le cose sono molto più complicate di quanto si possa pensare. “Il conflitto Boeing-Airbus – almeno per ora – non si risolverà”, dichiara il giornalista. E di questa idea è anche Erik Jones, docente alla Hopkins University, il quale teme che con un Senato a trazione repubblicana, la politica commerciale difficilmente prenderà un’altra strada.

L’amministrazione Trump aveva dato del filo da torcere all’Europa. Il Presidente americano quest’estate aveva minacciato ulteriori dazi sulle importazioni di prodotti da Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. La cifra dei minacciosi dazi si aggirava intorno ai 3,1 miliardi di euro.

E la Brexit?

Certamente l’elezione di Joe Biden, sotto il punto di vista britannico, ha reso ancor più complicata la situazione in cui il Regno Unito si trova. Il neopresidente Democratico si è sempre schierato contro la Brexit, definendola apertamente “pura follia”. Biden, infatti, è molto legato alle sue origini irlandesi e ha asserito che l’uscita del Regno Unito dall’Europa metterebbe in pericolo il trattato di pace in Irlanda. Nonché la tregua tra cattolici e protestanti.

Senza contare il rapporto abbastanza controverso che lega Joe Biden e il premier britannico Boris Johnson. Il leader dei conservatori si è subito complimentato con il nuovo collega della Casa Bianca. Lasciando intendere la volontà di riallacciare i rapporti con gli Stati Uniti.

Con l’arrivo del nuovo presidente, Johnson subirà forti pressioni per concludere l’accordo con l’Europa. Biden ha infatti fatto sapere che, qualora non si dovesse trovare un accordo, potrebbe anche pensare di ritirare i negoziati per un trattato commerciale con il Regno Unito. Molti osservatori ritengono che Biden potrebbe persino dare la priorità a un accordo commerciale USA-UE, rispetto a uno con il Regno Unito.

L’impatto sull’ambiente

Ora che Biden è arrivato alla Casa Bianca, la questione clima sarà una delle prime su cui andrà ad intervenire. Innanzitutto, il Democratico ha riconfermato la volontà di riportare gli Stati Uniti nell’Accordo di Parigi. Patto dal quale Trump – nel novembre dello scorso anno – aveva espresso l’intenzione di distaccarsi. L’accordo mira a mantenere l’aumento delle temperature generali sotto i 2°C sopra i livelli preindustriali, limitando così il riscaldamento globale.

Come già dichiarato, infatti, nel programma di Biden c’è l’azzeramento delle emissioni di gas serra entro il 2050. La proposta è quella di investire circa due trilioni di dollari in quattro anni. Secondo il National Climate Assessment questo investimento comporterà dei benefici non solo climatici, ma anche economici. Senza interventi di contrasto alla crisi, infatti, secondo le stime del governo federale, gli Stati Uniti si troverebbero a sborsare centinaia di miliardi di dollari all’anno.

Biden è inoltre convinto che economia e ambiente siano strettamente connessi. La lotta al riscaldamento climatico può diventare un’opportunità per l’America. Può creare nuovi posti di lavoro, può far diventare gli USA la superpotenza mondiale dell’energia pulita. “Raggiungere un’economia di energia pulita al 100% non è solo un obbligo, è un’opportunità. Dovremmo adottare pienamente un futuro ecosostenibile, non solo per tutti noi oggi, ma per i nostri figli e nipoti, in modo che il loro domani sia più sano, più sicuro e più giusto”.

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