Chi è Silvia Romano

05/20 • 4 min • Copia link

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Un bagliore di luce illumina un 2020 finora abbastanza cupo: Silvia Romano è in Italia. La notizia ha suscitato opinioni contrastanti e anche attacchi alla ragazza, ma siamo sicuri di sapere come sono andate veramente le cose?

La sua storia

Silvia Romano, ragazza milanese di quasi 25 anni, è volontaria presso l’associazione “Africa Milele Onlus”, una piccola organizzazione no-profit sviluppatasi nel marchigiano, che si occupa di progetti di sostegno per l’infanzia.

Con lo scopo di portare avanti la costruzione di una casa orfanotrofio, Silvia era alla sua seconda missione a Malindi, in Kenya.

Viene rapita da un gruppo di criminali locali il 20 novembre 2018 a Chakama, un villaggio distante circa ottanta chilometri da Malindi. In seguito, la cooperante, viene venduta ad una fazione di terroristi somali di Al Shabaab e trasferita in Somalia.

Si sa poco sugli sviluppi veri e propri del rapimento. Quello che si può fornire sono delle ipotesi.

Il rapimento

Da subito si è pensato ad un rapimento premeditato. Ad alimentare questa teoria, l’ingegnosità fuga dal villaggio, attraverso il fiume Galana e la cittadina di Garsen. C’erano però dei dubbi: perché una banda di criminali comuni ha rapito una volontaria?

Ecco che, sommando al dubbio le congetture e la voglia di trovare il complotto, si è giunti all’elaborazione di una seconda ipotesi, che col passare del tempo ha acquisito più spessore. Inizia a farsi strada l’idea che Silvia sia stata rapita su commissione. I mandanti sarebbero stati i terroristi di Al Shabaab.

La verità è che sulla vicenda del rapimento poco si sa e poco si è saputo. L’unica certezza è che Silvia Romano, nel Natale 2018, fosse in vita.

Siamo a settembre 2019, quasi un anno dopo. Alcune fonti di intelligence italiane rompono il silenzio, alzando il sipario che era calato sulla faccenda. “È viva, si sta lavorando per portarla a casa”.

Veniamo a sapere che si trova in Somalia solo a novembre dello stesso anno. Dopodiché, solo ipotesi e un silenzio inspiegabile. Ma soprattutto, non si è mai saputo se la nostra intelligence stesse trattando un riscatto, a quali cifre e soprattutto con chi.

La liberazione

Solamente dopo la liberazione è stata fatta trapelare qualche notizia in più da fonti dell’intelligence. Pare infatti che Silvia sia stata tenuta prigioniera in quattro differenti covi, tre dei quali rivelati. L’ultimo, il covo di Janale, l’ha “ospitata” fino a marzo 2020.

Successivamente, ad aprile, nuovi indizi la collocano nella cosiddetta “foresta degli elefanti”, territorio sotto il controllo dei jihadisti. 

Le ultime notizie, quelle della liberazione, risalgono alla notte tra venerdì e sabato scorsi. Silvia Romano sarebbe stata accompagnata fuori dalla foresta, in una zona libera controllata dal governo federale e condotta alla libertà per mezzo di un blitz da parte dei servizi turco-somali di Ankara e Mogadiscio.

Il ritorno a casa

La ragazza è atterrata all’aeroporto di Ciampino poco dopo le 14 di domenica 10 maggio. Dopo aver riabbracciato i familiari è stata sottoposta ad un interrogatorio di circa quattro ore, volto alla ricostruzione di una prigionia lunga 18 mesi.

Silvia sta bene. “Voglio dire subito che durante la prigionia sono stata trattata bene, non sono mai stata minacciata di morte. Avevano promesso di non uccidermi e così è stato”, queste le sue parole. Spiega e ribadisce più volte l’assenza di imposizione da parte dei rapitori, relativo anche alla sua conversione all’Islam. “È successo a metà prigionia, quando ho chiesto di poter leggere il Corano e sono stata accontentata” ha spiegato Silvia, definendo la conversione “spontanea e assolutamente non forzata”.

Come ci si poteva aspettare, la vicenda sui social si è subito scaldata. Moltissimi i commenti offensivi verso la ragazza, che è stata accusata di aver gravato sullo Stato a causa del pagamento di un riscatto, del quale però non si sa né dell’effettiva esistenza, né dell’eventuale cifra.

Quel che è certo è che Silvia Romano è a casa e sta bene. “Voglio solo passare tanto tempo con la mia famiglia”, ha concluso.

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