Chi è Alexei Navalny: il politico, la persona e il simbolo

03/21 • 6 min • Copia link

Il rumore delle proteste russe ha fatto il giro del mondo fino a risuonare nei nostri discorsi. Per settimane, l’opinione pubblica italiana ha parlato di Alexei Navalny. Alcuni lo hanno elevato a simbolo della democrazia, altri lo hanno odiato, ripudiando con lui anche le proteste che portano il suo volto. Come al solito, la realtà è più complessa di così. Per questo motivo vogliamo raccontarvi la sfaccettata storia del principale oppositore di Putin, partendo da una semplice domanda: chi è Alexei Navalny?

Chi è Alexei Navalny: una storia di trasformismo

La storia di Navalny è fatta di continui cambiamenti. Prima liberale, poi nazionalista xenofobo e infine populista di sinistra. In questa frenetica evoluzione, ci sono due pilastri che sono rimasti sempre saldi: la lotta alla corruzione e la battaglia contro Putin, una guerra quasi personale, che ha occupato metà della sua vita.

Figlio di un uomo che disprezzava il regime sovietico, il giovane Navalny ha sempre disprezzato sentirsi dire che cosa dovesse fare. Durante la sua tenera età, il bambino si era rifiutato di tornare a scuola: “Non voglio che nessuno mi costringa ad imparare”.

Quel bambino è cresciuto e nel 2000 ha preso parte al partito di centro-sinistra Yabloko. Era l’anno del primo mandato di Putin e i problemi della democrazia russa cominciavano a farsi sentire. In un contesto in cui i partiti di opposizione facevano solo un po’ di scenografia, Navalny voleva radunare un’opposizione vera. Intanto, la Russia di Putin attraversava un grande boom economico e una forte stabilità politica.

Il periodo razzista di Navalny

Con la crescita economica, cresce anche l’immigrazione. Numerosi migranti fuggirono in Russia in cerca di lavoro, e nel frattempo, la guerra in Cecenia causò i primi attacchi terroristici islamici. Tra i cittadini aumenta il malcontento e l’estrema destra trova lo slogan vincente: “Russia per i russi”. È proprio qui che la politica di Navalny prende una svolta xenofoba e nazionalista, arrivando a paragonare i migranti del Caucaso a degli scarafaggi da eliminare con una disinfestazione. Il partito Yabloko non apprezzò il suo cambiamento e lo mandò via. Intanto, Navalny stava puntando sempre più in alto, lui voleva la presidenza. Un suo alleato nazionalista, Dimitri Dyomushkin, ha raccontato: “Non stava combattendo contro la corruzione, ne sono certo. Stava combattendo per il potere”.

L’abbandono del razzismo e la lotta alla corruzione

Nel 2010, Navalny decide di abbandonare il suo nazionalismo. Un po’ perché aveva bisogno di equilibrio politico e un po’ perché stava arrivando un nuovo nemico: la diseguaglianza economica. Il boom del petrolio era finito e con lui, anche l’ondata di migranti. Inoltre, le sanzioni europee per l’annessione della Crimea nel 2013 misero a dura prova l’economia russa. In un contesto simile l’immigrazione non importava più a nessuno.

Fu allora che Navalny impiegò tutte le sue energie per raggiungere il suo obiettivo primario, quello che c’è sempre stato: cambiare le istituzioni. Nel 2010 fondò RosPil, il blog con cui condusse la sua caccia alla corruzione. Avrebbe scoperto ogni segreto, ogni marcio dettaglio nascosto dietro al potere della politica russa.

Nel 2017, pubblicò un report sulle ricchezze nascoste di Dimitri Medvedev, l’uomo che Putin mise al potere per continuare a guidare la Russia da lontano. Quelle scoperte portarono in piazza migliaia di persone. Navalny aveva capito come coinvolgere il popolo russo, ma questo scatenò la furia del Cremlino. Putin voleva imbavagliarlo senza soffocarlo, non poteva rischiare di farlo diventare un martire. Il governo russo scagliò i media contro l’oppositore. Le televisioni cominciarono a dipingerlo come un agente dell’Occidente. Le persone scese in piazza avrebbero continuato a credergli?

Navalny entrò e uscì dal carcere diverse volte, ma non lasciò mai la politica. Anche se questa determinazione condannò la vita della sua famiglia.

Chi è Alexei Navalny: l’uomo che alla fine ha quasi virato a sinistra

L’ultima trasformazione politica di Navalny la possiamo osservare negli ultimi tempi. Il governo russo ha fatto alcune manovre impopolari e l’oppositore ha deciso di dedicarsi alla lotta alla povertà e alla disuguaglianza. In questa sua virata a sinistra, Navalny ha iniziato una guerra contro i grandi ricchi al potere. Tuttavia, non ha mai messo da parte le sue simpatie per molti imprenditori, alcuni sono stati anche suoi consiglieri. Quindi, sembra che il pensiero di Navalny sia diviso tra ricchi buoni e ricchi cattivi, una contraddizione che lo porterà ad essere accusato di ipocrisia.

Come avrete notato, la storia politica dell’oppositore è fatta di continui cambiamenti. Trasformazioni che lui stesso ha raccontato in un’intervista. Secondo Navalny, non importa a quale partito appartieni: sei sei contro l’opposizione, se vuoi l’alternanza del potere e l’indipendenza dei tribunali, allora dobbiamo unirci. Ma allora, chi è Alexei Navalny? Dove si colloca politicamente? A questa domanda ha risposto dicendo: “Destra, sinistra, questa divisione non funziona in Russia. Prendiamo ad esempio i comunisti russi: sono un partito di sinistra? La realtà è che seguono una strada più conservatrice e di destra. La nostra sinistra in Russia va in chiesa e si fa il segno della croce”.

Chi è Alexei Navalny: il simbolo della lotta al regime

La storia politica dell’oppositore ha portato Amnesty International a rimuovergli la definizione di “prigioniero di coscienza”. Con questa formula, l’organizzazione indica quelle persone che sono state intrappolate per le proprie idee, ma che non devono aver fatto uso di violenza e non devono averne invocato l’uso.

Amnesty ha voluto spiegare la sua decisione, dicendo che questo non andrà a interferire con i suoi obiettivi: Navalny deve essere liberato e così, anche tutti i manifestanti arrestati. Julie Verhaar, l’attuale segretaria generale di Amnesty, lo ha spiegato chiaramente: “Le speculazioni attorno all’uso del termine prigioniero di coscienza da parte di Amnesty sono una distrazione dalla nostra domanda principale di liberare immediatamente Navalny. Niente di quello che Navalny ha detto in passato giustifica la sua attuale detenzione”.

L’anima delle proteste

In questa storia, bisogna fare una distinzione tra il Navalny politico e il Navalny persona. La persona è quella che è stata arrestata, avvelenata, si è ripresa, è stata arrestata ancora e poi è stata trasferita in una delle peggiori prigioni del paese. Secondo molti, la dignità di un uomo in quanto essere umano non può essere misurata attraverso il suo passato politico.

A questo punto, ci troviamo di fronte a un terzo e ultimo Navalny: il simbolo. L’oppositore è diventato il simbolo internazionale della resistenza contro Putin e contro le élite. Ma Navalny è più popolare all’estero che in Russia. L’80% dei russi ha saputo delle proteste, ma solo il 22% le ha provate. Per quel 22%, Navalny è diventato il simbolo del cambiamento.

In piazza c’era chiunque: alcuni protestavano contro un regime che avvelena e incarcera un oppositore, altri contro la cattiva gestione del paese, altri contro la corruzione e altri ancora erano scontenti. I manifestanti erano a volte molto diversi tra loro. Tutti erano anti-regime, anti-élite e anti-corruzione, ma non per forza erano pro-democrazia o filo-occidentali. Molti di loro non apprezzano la figura di Navalny, ma manifestano per quello che rappresenta: un oppositore che è stato perseguitato dal governo russo.

Per questo motivo, quando guardiamo alle proteste in Russia, non dobbiamo limitarci a fare il tifo pro o contro quello che è un politico, una persona, ma soprattutto un simbolo. Dobbiamo osservarle, studiarle e provare a capirle.

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