USA

Armi e America: binomio inscindibile?

01/21 • 6 min • Copia link

Negli Stati Uniti ci sono più armi che persone.

Un report del Congressional Research Service afferma che negli Usa circolerebbero 357 milioni di armi da fuoco contro una popolazione di 318,9 milioni di persone. Secondo il report, il 20% dei possessori possiede il 65% delle armi. Gli USA ospitano il 4,4% della popolazione terrestre, ma il 42% dei civili armati del mondo.

Il 2020 è stato addirittura l’anno dei record. Lo si apprende dal report dell’osservatorio Nasgw che evidenzia la crescita notevole sia sul 2019 (+72,2%) sia sulla media triennale (+52,22%).

Il diritto di possedere un’arma

In America portare un’arma addosso non è solo legale, ma è un diritto sancito dal secondo emendamento del Bill of Rights del 1791 che recita:

“Essendo un Milizia ben organizzata necessaria alla
sicurezza di uno Stato libero, non sarà usurpato il
diritto del Popolo a possedere e a portare armi.”

Tutto ciò risale alla Guerra d’Indipendenza contro gli Inglesi. Nel secondo emendamento usarono una formula ‘doppia’, che ha dato vita a un dibattito tuttora non concluso: se il diritto di portare armi fosse correlato alla milizia, il corpo militare volontario dei ‘minutemen’ cioè pronti in un minuto, e quindi alla guardia paramilitare o se invece fosse un diritto diverso.

La Corte Suprema, nel 2008 dopo attenta analisi storica, ha deciso che fosse un diritto autonomo. Quindi, un diritto fondamentale, un requisito della cittadinanza americana protetto anche sopra l’eventuale legislazione dei singoli stati membri. Questo diritto è al pari di quello al voto e della libertà di espressione.

La lobby delle armi americana

Risale al 1791 la fondazione della NRA (acronimo di National Rifle Association) , un’organizzazione che agisce in favore dei detentori di arma da fuoco negli Stati Uniti d’America. 

La NRA si occupa di promuovere la sicurezza nell’uso delle armi, organizza corsi di maneggio ed eventi sportivi relativi alle armi. Inoltre, è considerata come una delle più potenti organizzazioni degli Stati Uniti.

Ma soprattutto, è una delle lobby più potenti in America, che finanzia campagne politiche e si batte per la difesa del diritto costituzionale al possesso e al porto delle armi da fuoco per i cittadini rispettosi della legge.

Michael Moore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, nel suo documentario dedicato alle stragi nelle scuole statunitensi e all’uso delle armi in America “Bowling a Columbine”, definisce gli appartenenti della NRA come “i successori del Ku Klux Klan. Si deve ad essi il blocco di numerose leggi sul controllo delle armi e la presenza di “milizie“, i cui membri sono affiliati alla NRA e svolgono veri e propri addestramenti, che desta enormi preoccupazioni.

Il controllo delle armi: da Obama, a Biden

Nel corso dei mandati dei Presidenti alla Casa Bianca il tema del gun control è stato uno dei temi principali. Questo comprende l’insieme di leggi che regolano la produzione, la vendita e l’uso di armi da fuoco da parte dei civili.

Poco prima dell’elezione di Obama alla Casa Bianca, nel 2008, il direttore della NRA, Wayne LaPierre, dichiarò che la lobby delle armi non si era mai trovata di fronte a un candidato tanto deciso a contrastare il diritto di possedere delle armi.

In seguito al Massacro alla Sandy Hook Elementary School avvenuto il 14 Dicembre 2012, Obama attaccò frontalmente il mercato delle armi da fuoco. L’allora presidente firmò 23 ordini esecutivi sul possesso di armi d’assalto e di munizioni

Ma, nonostante l’energia profusa dal primo Presidente afroamericano, il Congresso non ha mai approvato alcuna norma volta a istituire un quadro normativo chiaro per il gun control.

Nel 2016 Obama ha introdotto delle piccole modifiche nei confronti delle lobby di armi, chiarendo cosa voglia dire essere un “venditore di armi”. In questo modo, riuscì a estendere gli obblighi e le limitazioni già esistenti, anche a quelli che fino ad allora li avevano evitati. 

Tra le chiarificazioni introdotte, una riguardava i nuovi commercianti. Se questi avessero voluto registrarsi come venditori di armi, sarebbero stati obbligati a fare dei controlli sui compratori. Inoltre, i commercianti avrebbero dovuto condividere le informazioni con l’FBI. Infine, Obama assegnò 200 agenti dell’agenzia governativa che si occupa del controllo di armi, tabacco e alcol (la ATF) all’applicazione delle nuove misure.

Armi e America: il ruolo di Trump

L’NRA ha trovato poi in Donald Trump l’alleato ideale fin dai primi giorni della sua campagna elettorale. Nell’Ottobre 2016, in Pennsylvania uno spot pubblicitario televisivo su 20 fu sponsorizzato dalla lobby delle armi. In North Caroline furono uno su nove e in Ohio uno ogni otto. E Trump vinse in tutti e tre gli Stati. 

La stessa NRA, alla fine del mandato di Trump nel 2020, ha inviato una lettera al Presidente scrivendo: “Lei ha fatto più di ogni altro presidente per proteggere il diritto di possedere e portare armi sancito nel secondo emendamento della nostra Costituzione. La nostra associazione è con lei e con la sua amministrazione”.

La politica di Biden sulle armi

Il tema delle armi è rimasto marginale nella campagna presidenziale di Joe Biden, a causa della pandemia da coronavirus e delle questioni di giustizia razziale. Nonostante questo, il neo Presidente non ha mancato di evidenziare il suo impegno per introdurre maggiori controlli e restrizioni sulle armi.

Biden ha affermato di “aver sfidato per due volte la NRA e di aver vinto”. Il riferimento riguarda due provvedimenti legislativi che lo videro protagonista in parlamento: il “Brady Handgun Violence Prevention Act” del 1993 e il “Federal assault weapons ban” del 1994. Il primo istituì un sistema nazionale di controllo dei precedenti penali da parte dei rivenditori di armi sugli acquirenti. Invece, il secondo ha vietato per dieci anni la vendita di fucili d’assalto semiautomatici e di caricatori ad alta capacità.

La NRA, nei giorni precedenti alle elezioni aveva accusato i candidati democratici alla presidenza, di voler “demolire il Secondo emendamento” e “distruggere l’industria americana delle armi da fuoco”.

Lo scorso 8 Gennaio 2020, Biden ha espresso la vicinanza a Gabrielle Giffords. La deputata democratica rimase gravemente ferita in occasione del decimo anniversario della sparatoria di Tucson (Arizona). Il neo Presidente in tale data ha rinnovato l’impegno per il controllo delle armi con un tweet: “Mi impegno a continuare a lavorare con voi – e con i sopravvissuti, le famiglie e i sostenitori di tutto il paese – per sconfiggere la NRA e porre fine alla nostra epidemia di violenza armata”.

Un impegno al quale milioni di americani guardano con attenzione ed auspicano si realizzi presto per porre un argine alle stragi e alle violenze che continuano a diffondersi grazie a leggi troppo permissive sulle armi, che hanno fatto degli Stati Uniti un paese in perenne guerra con se stesso.

Leggi anche: “Come si cambia la polizia”

di

Contribuisci

Non sei d'accordo con quanto scritto o vuoi aggiungere qualcosa? Puoi contribuire all'approfondimento inviando all'autore un commento all'articolo. L'autore si impegnerà a risponderti e, eventualmente, a integrare l'articolo sulla base delle tue segnalazioni.

Cliccando su "Invia" dichiaro di aver letto l'informativa privacy e acconsento alla memorizzazione dei miei dati nel vostro archivio secondo quanto stabilito dal regolamento europeo per la protezione dei dati personali n. 679/2016, GDPR.